È nato a Monte Carru un parco archeologico

La società Botticelli ha finanziato i lavori di ricerca e scavo nei due nuraghi Gli esperti della Soprintendenza hanno ritrovato reperti di grande importanza

ALGHERO. Dopo anni di abbandono, torna a risplendere il sito archeologico di Monte Carru: due nuraghi, posti a poche centinaia di metri uno dall’altro, situati sul monte alle porte di Alghero. Una riscoperta, possiamo definirla così, di una delle zone che, con il passare dei secoli, è riuscita a conservare dei monumenti che raccontano la storia del territorio che circonda la Riviera del Corallo.

Soprattutto il nuraghe denominato Monte Carru II è unico in tutta la Sardegna, di straordinario valore: un monotorre in trachite, costituito da una tholos residua di 17 filari, la cui altezza interna è di 3,35 metri, privo della chiusura sommitale, con un corridoio visibile dall’esterno della struttura, un vano scala e, nella camera centrale, tre profonde nicchie, una delle quali a elle. L'intera area archeologica diventerà Parco Comunale di Monte Carru e si trova al confine con il quartiere residenziale realizzato a cavallo tra gli anni 80 e primi del 2000.

E proprio la società Botticelli Immobiliare, che nel luglio del 2018 ha rilevato la proprietà del complesso residenziale a un’asta giudiziaria per circa 30 milioni di euro, ha deciso di finanziare il recupero del sito archeologico. Ovviamente con il benestare e la supervisione della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro. Venerdì scorso, in occasione delle Giornate Europee dell'Archeologia, sono stati presentati i lavori del nuraghe di Monte Carru II in un evento pubblico organizzato dalla stessa Soprintendenza. I due nuraghi si trovano in aree che sono già state cedute al Comune. «Siamo davvero orgogliosi del lavoro svolto nelle aree verdi pubbliche e di aver sovvenzionato la ricerca e gli scavi dei due nuraghi di Monte Carru – ha detto Massimo Calogiuri, head of real estate della società Botticelli – grazie al nostro impegno e alla sinergia pubblico-privato questo sito archeologico vede la luce ed è stato presentato alla collettività. Niente di tutto ciò però sarebbe stato possibile senza l'immenso lavoro svolto dagli esperti della Soprintendenza, dei nostri tecnici e delle nostre maestranze che ringrazio».

Diego Masala, uno degli architetti che ha seguito il restauro e la messa in sicurezza, racconta che «i lavori sono stati sorprendenti e hanno permesso di capire la reale entità del sito, molto più importante e complesso di quello che ci si aspettava e di cui vi era traccia nelle fonti. Non solo, abbiamo anche trovato reperti di grande importanza e individuato soluzioni costruttive non così comuni».

A seguire i lavori del sito nuragico di Monte Carru sono stati un gruppo di esperti della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Sassari - Nuoro con direzione scientifica affidata a Gabriella Gasperetti, responsabile dell’intervento Mario Paddeu, mentre la consulenza tecnico-scientifica è stata curata da Alessandra Lafragola e Luca Doro.



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