Covid, epidemia colposa all'ospedale Civile di Alghero: a processo un dirigente
di Nadia Cossu
I contagi del 2020: sub delegato dell’ospedale di Alghero rinviato a giudizio. Per la Procura Davide Valca non avrebbe garantito ai lavoratori idonea sicurezza
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SASSARI. Medesime contestazioni, differenti giudici e opposte decisioni. A distanza di un giorno dal proscioglimento da parte del gup Giuseppe Grotteria del sub delegato dell’ospedale di Ozieri Antonio Francesco Cossu – accusato di epidemia colposa – il giudice Gian Paolo Piana ha invece rinviato a giudizio l’omologo dell’ospedale civile di Alghero, Davide Agostino Valca, 68 anni.
Il dirigente era finito sotto la lente di ingrandimento del sostituto procuratore Paolo Piras in seguito al dilagare dei contagi da covid che si verificò nel presidio di Alghero tra marzo e aprile del 2020. Valca era stato ritenuto responsabile, con alcune condotte omissive, di aver contribuito alla diffusione del virus tra i reparti. Le corpose memorie e la valanga di documenti presentati dall’avvocato Giacomo Crovetti non sono bastati al giudice Piana per emettere una sentenza di non luogo a procedere. Il gup ha ritenuto che la situazione richiedesse il vaglio dibattimentale e ha fissato il processo a ottobre.
In particolare a Valca è stato contestato dalla Procura di non aver «fornito ai lavoratori dell’ospedale di Ozieri i necessari dispositivi di protezione individuale in numero idoneo contro la diffusione del Sars-Cov 2 all’interno dell’ospedale». E ancora di non aver «assicurato ai lavoratori una formazione sufficiente e adeguata sul rischio biologico da Sars-Cov-2 con anche addestramento all’uso dei dispositivi di protezione individuale». E poi ci sarebbe stata anche la mancata adozione di tutta una serie di misure collettive e individuali di protezione dal rischio biologico elencate nel capo di imputazione: rafforzamento dei programmi e dei principi fondamentali di prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza; verifica che ogni paziente assistito fosse considerato come potenzialmente contagioso del covid; previsione di controllo di negatività al test per la ricerca del Sars-Cpv-2 nei pazienti nuovi ingressi e nel personale neo assunto; previsione di mascherine per i pazienti e distanziamento fra gli stessi; creazione di aree di isolamento dei casi sintomatici Covid-19; disposizioni ai lavoratori di non recarsi al lavoro in ipotesi di presentazione di sintomi influenzali. Condotta che avrebbe, a detta della magistratura, «cagionato un’epidemia colposa». In un momento in cui, ha sempre sostenuto la difesa, «la Regione aveva centralizzato gli acquisti dei dpi e sospeso le attività di formazione in presenza per evitare i contagi».
La decisione del giudice ha comprensibilmente sorpreso il diretto interessato e il suo avvocato. Anche perché l’udienza del giorno precedente, su un caso analogo, aveva avuto un esito opposto. Grotteria, che ha letto contestualmente le motivazioni, ha infatti ritenuto di non dover rinviare a giudizio Cossu perché il reato di epidemia colposa presuppone una “condotta attiva”: l’imputato avrebbe cioè dovuto diffondere volontariamente germi patogeni. Cosa che non accadde. Nè a Ozieri, né ad Alghero.
Il dirigente era finito sotto la lente di ingrandimento del sostituto procuratore Paolo Piras in seguito al dilagare dei contagi da covid che si verificò nel presidio di Alghero tra marzo e aprile del 2020. Valca era stato ritenuto responsabile, con alcune condotte omissive, di aver contribuito alla diffusione del virus tra i reparti. Le corpose memorie e la valanga di documenti presentati dall’avvocato Giacomo Crovetti non sono bastati al giudice Piana per emettere una sentenza di non luogo a procedere. Il gup ha ritenuto che la situazione richiedesse il vaglio dibattimentale e ha fissato il processo a ottobre.
In particolare a Valca è stato contestato dalla Procura di non aver «fornito ai lavoratori dell’ospedale di Ozieri i necessari dispositivi di protezione individuale in numero idoneo contro la diffusione del Sars-Cov 2 all’interno dell’ospedale». E ancora di non aver «assicurato ai lavoratori una formazione sufficiente e adeguata sul rischio biologico da Sars-Cov-2 con anche addestramento all’uso dei dispositivi di protezione individuale». E poi ci sarebbe stata anche la mancata adozione di tutta una serie di misure collettive e individuali di protezione dal rischio biologico elencate nel capo di imputazione: rafforzamento dei programmi e dei principi fondamentali di prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza; verifica che ogni paziente assistito fosse considerato come potenzialmente contagioso del covid; previsione di controllo di negatività al test per la ricerca del Sars-Cpv-2 nei pazienti nuovi ingressi e nel personale neo assunto; previsione di mascherine per i pazienti e distanziamento fra gli stessi; creazione di aree di isolamento dei casi sintomatici Covid-19; disposizioni ai lavoratori di non recarsi al lavoro in ipotesi di presentazione di sintomi influenzali. Condotta che avrebbe, a detta della magistratura, «cagionato un’epidemia colposa». In un momento in cui, ha sempre sostenuto la difesa, «la Regione aveva centralizzato gli acquisti dei dpi e sospeso le attività di formazione in presenza per evitare i contagi».
La decisione del giudice ha comprensibilmente sorpreso il diretto interessato e il suo avvocato. Anche perché l’udienza del giorno precedente, su un caso analogo, aveva avuto un esito opposto. Grotteria, che ha letto contestualmente le motivazioni, ha infatti ritenuto di non dover rinviare a giudizio Cossu perché il reato di epidemia colposa presuppone una “condotta attiva”: l’imputato avrebbe cioè dovuto diffondere volontariamente germi patogeni. Cosa che non accadde. Nè a Ozieri, né ad Alghero.
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