Un giro di campo prima dell’addio: l’Alghero rugby saluta Pino Pinna
Il funerale dell’atleta che nel 2000 rimase vittima di un grave infortunio
Alghero La maglia dell'Amatori Rugby con il numero che indossava sempre, il 19, ad avvolgere la bara portata in spalla dai suoi ex compagni di squadra. Gli stessi che quel maledetto pomeriggio del 3 dicembre 2000 erano presenti a Recco, in Liguria, per la partita del campionato di serie B dove Pino Pinna subì delle gravi lesioni che, per oltre vent'anni, lo hanno costretto sulla sedia a rotelle e a tante sofferenze.
Nel tardo pomeriggio di lunedì Pino, che aveva 55 anni, è morto nell'ospedale civile di Alghero, dove si trovava ricoverato da diverso tempo. Ieri pomeriggio il funerale nella parrocchia di San Giuseppe alla Pietraia, quartiere dove Pinna è nato e cresciuto. Tantissima gente si è stretta attorno alla sua famiglia, la mamma Giovanna, la sorella Anna Maria, il fratello Salvatore e la nipote Annarita, al quale Pino era molto legato. Prima del funerale, la bara è stata portata nel campo di Maria Pia dove i compagni l’hanno portata in spalla. «Era il suo ultimo desiderio», hanno spiegato i dirigenti della società di rugby. La sorella Anna Maria, in un post su Facebook, racconta quest'ultimo periodo, dopo 22 anni di sofferenze: «Ti avevo promesso che anche stavolta ti avrei riportato a casa, invece, dopo due mesi di ospedale, hai smesso di lottare e soffrire. Ora gioca a rugby con gli angeli». Un messaggio toccante così come i tanti altri che, in questi giorni, sono arrivati alla famiglia.
Gli amici dell'Amatori Rugby c'erano tutti, con in testa il presidente Franco Badessi. Tra i presenti un commosso Aldo Basile, fondatore della società algherese, che quel 3 dicembre 2000 era presente in panchina come dirigente e ricorda bene quei terribili momenti. «Era un pomeriggio piovoso, un campo impraticabile – racconta Basile –. Tutti speravamo in un rinvio, invece l'arbitro decise di proseguire l'incontro. Tutto il primo tempo i giocatori cadevano facilmente, era diventato pericoloso. Nonostante questo, si decise di proseguire. All'inizio del secondo tempo, c'è stata una mischia e, nonostante dagli spalti ci fosse un gruppo di tifosi del Recco che facevano il tifo e urlavano, si sentì un forte rumore di ossa rotte. A quel punto in tutto il campo, spalti compresi, calò il silenzio. Dalla panchina corsi velocemente verso Pino che era a terra, mi guardò e mi disse: “Aldo, non ce la faccio, non riesco a muovermi”. A quel punto in ambulanza la corsa verso l'ospedale di Genova. Io presi velocemente le mie cose e quelle di Pino e mi feci accompagnare in ospedale. Appena arrivai mi vennero incontro i medici e mi dissero chiaramente che la situazione era critica e che purtroppo Pino era gravissimo, in pericolo di vita. A Genova – conclude Aldo Basile – gli salvarono la vita, poi seguirono diversi mesi di cure e fisioterapia al Careggi di Firenze». Pino rimarrà per sempre nei cuori degli sportivi della città. Gli ex compagni di squadra hanno voluto dedicargli un ultimo saluto in lingua algherese, che lui amava: «Txau Pino, vola alt en el ciel».
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