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Il mare inonderà spiagge e terreni: a rischio le aree attorno al Calich

di Nicola Nieddu
Lo stagno Calich (foto Roberto Gabrielli)
Lo stagno Calich (foto Roberto Gabrielli)

Lo studio dell’agenzia Enea: «Ecco i cambiamenti entro la fine del secolo»

08 agosto 2023
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Alghero Entro la fine del secolo molte aree comprese tra la laguna del Calich e il mare potrebbero finire sott’acqua. Soprattutto gran parte dei terreni dove oggi si trova l’ex campeggio Calich, ora Laguna Blu. E poi buona parte delle aree tra il porto di Fertilia e il Vel Marì, la zona di La Fighera e anche molti terreni che si trovano sulla foce del Rio Barca. A rischio inondazione pure lunghi tratti di costa, con alcune spiagge, come Punta Negra e Maria Pia, che rischiano di sparire nel giro di 50-70 anni.

A darne notizia è Enea – l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile –, che ha sviluppato un nuovo servizio in grado di mappare le aree costiere a rischio inondazione, per via del cambiamento climatico, e che abbina modelli ad alta risoluzione, tecnologie satellitari e rilievi sul campo. Il nuovo servizio climatico è stato messo a punto da un team di ricercatori composto da climatologi, esperti Gis, oceanografi e geologi ed è stato presentato, nei giorni scorsi, al 21esimo congresso “International unon for Quaternary research”, una delle più importanti conferenze internazionali sulle scienze del Quaternario che si è svolta a Roma. Al momento sono quattro le mappe completate e tra queste c’è proprio quella di Fertilia-Alghero, oltre Follonica-Piombino (Toscana), Marina di Campo (Toscana) e Parco nazionale del Circeo (Lazio). In via di definizione altre sei mappe, tra le quali la zona lagunare di Cagliari oltre a La Spezia, Roma, Napoli, Brindisi e Taranto. Il nuovo servizio di mappatura – fanno sapere da Enea – intende fornire a decisori pubblici e pubbliche amministrazioni centrali e locali le tendenze evolutive del territorio, in modo da pianificare le strategie di adattamento al cambiamento climatico. «I risultati dei nostri studi hanno dimostrato che entro la fine del secolo, i beni maggiormente esposti al rischio di inondazione sono le zone umide, le aree di retrospiaggia e retroduna e alcune infrastrutture marittime – sottolinea Sergio Cappucci del Laboratorio Enea di Tecnologie per la dinamica delle strutture e la prevenzione del rischio sismico e idrogeologico –. Per ciò che riguarda le zone umide e le aree di retrospiaggia il rischio di inondazione rispetto all’attuale livello medio del mare è dovuto alla bassa quota e alla subsidenza, mentre per le infrastrutture costiere come porti, opere di difesa, moli, casse di colmata, la causa sembra riconducibile al naturale affondamento sul fondo marino».

Roberto Iacono del Laboratorio Enea di modellistica climatica, evidenzia che «nelle proiezioni di aumento del livello del mare dell'Ipcc mancano i dettagli regionali che sono fondamentali per lo studio di un’area così “speciale” come quella del Mediterraneo. In questo contesto la messa a punto del nuovo approccio consente di valorizzare gli sforzi che la comunità scientifica ed europea stanno facendo per condividere piattaforme di dati e informazioni ambientali e per realizzare un servizio climatico open access ad alta risoluzione, con scenari sempre più affidabili e realistici, al fine di valutare gli impatti futuri del cambiamento climatico e pianificare opportune strategie di prevenzione e adattamento».

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