«Dammi 50mila euro o ti brucio casa e auto»: ristoratore algherese condannato per tentata estorsione allo zio
Il 46enne ha sempre respinto le accuse: per il giudice 13 mesi di reclusione. La difesa annuncia il ricorso in appello
Alghero Si è concluso con una condanna a 13 mesi di reclusione il processo a carico di un ristoratore 46enne di Alghero accusato di aver tentato di estorcere 50mila euro allo zio ottantenne. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Stefania Mosca Angelucci, che ha inflitto una pena minima rispetto a quella prevista per un reato come la tentata estorsione e anche rispetto alla richiesta formulata dal pubblico ministero che aveva sollecitato una condanna a due anni e due mesi. Una differenza che potrebbe riflettere una diversa valutazione della gravità dei fatti o delle circostanze emerse nel corso del dibattimento.
L’imputato è stato ritenuto responsabile dell’accusa secondo cui avrebbe minacciato lo zio per ottenere la somma di 50mila euro. Secondo la ricostruzione della Procura, l’uomo avrebbe intimato all’anziano: «Se non me li dai ti brucio la casa e la macchina, ti taglio il collo e diffondo foto compromettenti di tue figlie».
Una ricostruzione che il 46enne ha sempre respinto con decisione nel corso dell’intero procedimento. Assistito dall’avvocato Sabina Useli, ha sostenuto che tra le due famiglie vi fossero da sempre rapporti stretti e che non avrebbe mai potuto avanzare una richiesta di denaro accompagnata da minacce nei confronti dello zio. Secondo la sua versione, quel giorno ci sarebbe stata effettivamente una discussione, ma per ragioni del tutto diverse da quelle contestate dall’accusa. Ha raccontato di essersi recato nell’abitazione dello zio per chiedergli di intervenire affinché la moglie – zia dell’imputato – limitasse le visite al ristorante di famiglia, dove a suo dire si sarebbe presentata frequentemente durante l’orario di lavoro creando situazioni di imbarazzo davanti ai clienti. Da lì la lite sarebbe degenerata e, sempre secondo il 46enne, sarebbe stato proprio l’anziano a colpirlo alla testa con una bottiglia di vino, mentre lui si sarebbe limitato a spingerlo per difendersi.
I fatti risalgono all’aprile dello scorso anno e si sarebbero verificati nella località di Pischina Salida, ad Alghero. Sul posto erano intervenuti i carabinieri della stazione di Fertilia dopo la richiesta di aiuto dell’ottantenne, assistito dall’avvocato Pietro Fresu che lo ha rappresentato come parte civile. L’anziano aveva raccontato ai militari di essere stato aggredito dal nipote, che avrebbe cercato di costringerlo a consegnargli 50mila euro, minacciandolo di gravi ritorsioni in caso di rifiuto. Aveva inoltre riferito di essere stato colpito con pugni e di essere caduto a terra. Nell’episodio aveva riportato un lieve trauma cranico e una frattura scomposta del collo dell’omero, lesioni giudicate guaribili in trenta giorni.
In origine il 46enne era accusato anche del reato di lesioni, ma quel capo d’imputazione era stato stralciato per competenza del giudice di pace, mentre il procedimento per la tentata estorsione è proseguito davanti al Tribunale.
Dopo la lettura del dispositivo, l’avvocata Sabina Useli ha annunciato che impugnerà la sentenza davanti alla corte d’appello. Il legale continua infatti a sostenere la completa estraneità del proprio assistito rispetto all’accusa di tentata estorsione. Pur riconoscendo l’esistenza di tensioni familiari tra le parti, la difesa ribadisce che il 46enne non avrebbe mai minacciato né aggredito lo zio e confida che il giudizio di secondo grado possa portare a una diversa ricostruzione dei fatti.
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