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L’intervista

Bassetti: «Basta negazionisti e imprudenti, oggi di caldo estremo si muore»

di Luigi Soriga
Bassetti: «Basta negazionisti e imprudenti, oggi di caldo estremo si muore»

L’infettivologo: «Anziani esposti nelle ore peggiori e cittadini infastiditi dai consigli dei medici. È un suicidio assistito dall’ignoranza»

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Sassari Cittadini che sbuffano contro i medici “rompiscatole”, anziani che si credono invincibili, e governanti che negano l'evidenza dei cambiamenti climatici. L’infettivologo Matteo Bassetti ci guida dentro i meccanismi di questo suicidio assistito dall'ignoranza. Perché di caldo, semplicemente, si muore.

«Puntualmente, all'inizio dell'estate, quando i medici diffondono le raccomandazioni su cosa fare e cosa evitare per proteggersi dal caldo, c’è sempre qualche politico o qualche cittadino che sbotta dicendo: “Ci avete rotto le scatole con i soliti consigli di bere e non uscire!”. Poi, però, ogni anno ci troviamo a contare decine, centinaia, e quest’anno addirittura migliaia di morti. Persone che perdono la vita semplicemente perché non hanno ascoltato la scienza e non capiscono che di caldo si muore davvero».

Lei punta il dito con forza contro una certa parte della politica.
«La colpa è in primis di quei politici che hanno fatto del negazionismo sui cambiamenti climatici il proprio mantra. Continuare a ripetere che non è vero che fa più caldo, che la situazione è normale, spinge le persone a sottovalutare il problema. Chi ha meno strumenti culturali ascolta quei messaggi distorti e si espone al pericolo».

C’è chi ama ripetere il ritornello “l'estate ha sempre fatto caldo”.
«Basta aprire un vecchio telegiornale per rendersene conto: no, non c’era assolutamente il caldo che c’è oggi. Oltretutto, un tempo eravamo più furbi, o forse lo erano i nostri anziani. Quando ero bambino, alle quattro del pomeriggio in spiaggia i settantenni non si vedevano. Oggi, invece, vedi ultrasettantenni sul bagnasciuga alle quattro, magari rimasti lì dalle undici del mattino dopo aver mangiato melanzane fritte sotto l’ombrellone. C’è una totale incoscienza sulla reale capacità del proprio fisico di adattarsi a queste temperature estreme; si vive ogni età della vita come se si avessero sempre vent'anni».

Questo atteggiamento di rifiuto delle regole le ricorda quanto abbiamo già vissuto durante la pandemia?
«Assolutamente sì, trovo delle similitudini impressionanti con il periodo del Covid. All'epoca c’era chi diceva “il virus non fa niente, finitela” o “i vaccini non servono a nulla”. Oggi le stesse identiche persone dicono che non è vero che fa caldo. Addirittura ho sentito esponenti con ruoli di governo affermare che i deceduti non sono morti per il caldo».

Si riferisce anche alle recenti uscite di alcuni esponenti del Ministero della Salute?
«Che certe cose vengano dette o avallate da chi lavora per il Ministero della Salute è di una gravità inaudita. Io ho criticato pesantemente la Campitiello quando si è espressa in quel modo. Dire che un uomo di 75 anni stroncato dal caldo sarebbe morto comunque è un’eresia scientifica. È lo stesso identico discorso di chi diceva che le vittime del Covid sarebbero decedute ugualmente».

Cosa succede esattamente al nostro organismo durante un colpo di calore?
«All'interno del nostro cervello c'è una struttura, l'ipotalamo, che funge da termostato per regolare la temperatura corporea. Quando si subisce un colpo di calore grave, questo termostato salta completamente. La temperatura schizza a 42 gradi, si rischia il coma e, purtroppo, la morte. Se dopo una giornata al mare o in piscina ci si accorge che la temperatura sale a questi livelli, non bisogna perdere un secondo: la corsa in ospedale deve essere immediata».

Quali sono i segnali d’allarme a cui prestare attenzione e le regole per difendersi?
«La prassi fondamentale è una: non aspettare di avere sete per bere. La sete è un segnale tardivo, significa che siamo già in riserva. È un po’ come quando finisce l’olio nella macchina: non c’è una spia preventiva che si accende con calma, quando te ne accorgi rischi di spaccare il motore. Per il corpo umano è uguale. Bisogna reintrodurre liquidi costantemente, almeno un bicchiere d'acqua ogni ora o mezzo litro ogni 4-5 ore, arrivando a un minimo di tre bottigliette d'acqua al giorno. E poi occhio all'alimentazione: con questo caldo dobbiamo far lavorare il meno possibile l'apparato digerente. Evitiamo cibi pesanti, fritti, sughi stracotti, melanzane fritte. Spazio a frutta, verdura, mozzarella e pomodoro».

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