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La luna di miele 36 anni fa, Mario e Juna tornano ad Alghero e rinnovano il loro amore

di Nicola Nieddu
La luna di miele 36 anni fa, Mario e Juna tornano ad Alghero e rinnovano il loro amore

La coppia ha ripercorso il viaggio di nozze e raccontato il suo legame speciale con la città catalana

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Alghero La stessa vista su Capo Caccia, gli stessi profumi del mare e della macchia mediterranea, gli stessi sapori della cucina sarda e algherese. Solo 36 anni in più. Mario Russo e Juna Tortora sono tornati ad Alghero per ripetere il viaggio di nozze. Lui affermato architetto e imprenditore originario di Sorrento, lei di Vico Equense.

Si sono sposati a settembre del 1990 e scelsero la Sardegna per 12 giorni di luna di miele, arrivando in nave con la loro auto. Oggi sono atterrati in aereo, ma con lo stesso spirito di allora. Destinazione: Hotel El Faro. «Abbiamo scelto di tornare per due motivi: per l’amore verso la Sardegna e per l’amore che proviamo l’uno per l’altra – racconta Mario -. Ci fa tornare giovani. E ci fa stare bene tra persone eccezionali. Dei sardi apprezzo soprattutto la sincerità».

L’emozione più forte è stata varcare la soglia dell’hotel. Nel 1990 la coppia aveva prenotato tre notti al Baia di Conte. «Ci piacque così tanto la zona di Alghero, Capo Caccia, Porto Conte, che volemmo restare, ma non c’era posto. Girando in zona trovammo l’El Faro. Un luogo magico. E il personale ci accolse con un entusiasmo che ricordiamo ancora, così come siamo stati accolti anche adesso».

Il viaggio a ritroso li ha portati anche a Palau e all’Hotel Capo d’Orso, tappa del 1990. Ma soprattutto a tavola: aragosta alla catalana, fregula sarda, porcetto, seada. E il brindisi con il Brut di Torbato di Sella e Mosca. «Lì ci siamo innamorati del vino. E ci siamo tornati». Immancabili le passeggiate sui Bastioni nel centro storico di Alghero, l’aperitivo al tramonto, le foto rifatte negli stessi punti. Mario Russo non è un turista qualunque. Figlio di una famiglia di imprenditori del settore alberghiero e della ristorazione in Campania, si è occupato per anni della gestione delle strutture di famiglia, fra le più apprezzate nella zona di Sorrento. «In passato, abbiamo avuto, ad esempio, anche strutture lontano dall’Italia. Io come architetto ho lavorato a lungo anche all’estero».

Guardare Alghero oggi significa quindi fare un confronto professionale. E il giudizio è a due facce. «C’è un’invasione di turisti, molta più gente: 36 anni fa era tutto più vivibile e affascinante. Ora in alta stagione c’è traffico, è difficile trovare parcheggio. Però Alghero resta bellissima e l’accoglienza è eccezionale».

Secondo Russo la Sardegna e Alghero devono puntare su un altro modello. «Le nostre città e le nostre strutture sono state pensate per un certo numero di persone. Quando l’afflusso è eccessivo si perde tutto: il paesaggio, l’esperienza, la qualità. Oggi bisogna selezionare, non rincorrere i numeri. Posti come questi non meritano di essere presi d’assalto, perché con troppa gente non si apprezza più il territorio. Bisognerebbe anche limitare l’accesso in alcune spiagge. Troppa gente non è un bene». Da esperto imprenditore, Mario Russo suggerisce di investire nel settore dei servizi per il turismo: «Una città come Alghero dovrebbe avere maggiori servizi e di qualità e poi deve preservare ancora di più il centro storico dove ci sono tantissime attività economiche». Tra un brindisi e una passeggiata, Mario e Juna chiudono così il cerchio iniziato 36 anni fa. «Questa terra ci ha stregato nel 1990 e ci strega ancora».

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