La Nuova Sardegna

Cagliari

Nel Basso Campidano la pastorizia non rende più

di Luciano Pirroni

Sestu, gli allevamenti di ovini si sono drasticamente ridotti in pochissimi anni «Una delle cause principali dell’abbandono è il prezzo pagato per il latte»

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SESTU. Si svuotano i poderi del Basso Campidano con una vera e propria fuga degli ovili tra Sestu, Monastir e San Sperate. Così trovare un gregge che pascola nelle campagne diventa un'impresa sempre più difficile. Nella piana di San Gemiliano, a pochi chilometri dal santuario campestre, sembra essersi fermato il tempo. Lo stazzo all'imbocco della salita ripropone un mestiere quasi scomparso, con il grande recinto a raggruppare il gregge che si scorge dall'alto. Non è una favola. «Diciamo che siamo rimasti tra gli unici che resistono alla modernità ed alle difficoltà finanziarie – evidenziano Giuseppe e Valerio Baldussi, titolari dell'azienda zootecnica – In questo fazzoletto di terra abbiamo circa 1500 capi. Un patrimonio da non disperdere. Stiamo facendo salti mortali per evitare la scomparsa di questa piccola grande fattoria di pecore e non solo». Perché attorno alla pastorizia gravitano una serie di attività. Estasi di un miracolo da raccontare anche tra i campi di Is Serras, a metà strada tra Ussana e Monastir. «Il nostro gregge di ovini ammonta a oltre 300 capi. Si lavora senza sosta. Le feste? Quasi dimenticate – dicono Maria Ignazia Piras, proprietaria dell'azienda, con il marito Agostino Pitzeri – Il nostro sembra quasi un universo superato dalle evoluzioni e dalle tecnologie. Eppure, grazie all'allevamento e alla pastorizia, con le innovazioni attuali, la Sardegna potrebbe rinascere». Sono cambiati i ritmi di vita, ma l'economia contadina e pastorale da queste parti è un connubio ancora da portare avanti. «Forse – azzardano ancora i fratelli Baldussi – le aziende agropastorali di una certa capacità sono rimaste solo nei campi tra Sestu, Monastir e Assemini. Per il resto è un pianto senza controllo. Per non dimenticare che gli allevatori si sono ridotti drasticamente nel Basso Campidano. Ad esempio, nella pianura sino a Monastir si potevano contare oltre una decina di imprese del settore. Oggi siamo appena in sei». Il motivo? «Nessuno vuole fare più il guardiano del gregge. La figura del pastore è un lusso. Molte volte si ricorre ad extracomunitari. Poi c'è la vicinanza a Cagliari e l'urbanizzazione selvaggia, con i poderi per i pascoli frammentati o cancellati».

Il nodo più grande resta il prezzo del latte: «Davvero irrisorio – aggiunge Pitzeri – Un litro di prodotto è pagato appena 70 centesimi, mentre i costi per riuscire a plasmarlo vanno ben oltre. Una beffa per noi pastori. Si punta sulla diversificazione perché di solo allevamento non si vive – concludono Piras e Pitzeri – speriamo presto nel decollo di un'azienda agrituristica e dell'agnello con identificazione protetta. Infatti, ora è auspicabile che possa aver successo il formaggio anticolesterolo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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