Crac Carloforte: chiesti 3 anni per Cappellacci. A Roma chiesto il suo rinvio a giudizio sul caso P3

Le richieste del pm Pilia davanti al gup di Cagliari per la bancarotta. Cappellacci allora faceva parte del consiglio d’amministrazione e non era presidente della Regione.E a Roma il pm ha chiesto il rinvio a giudizio di Cappellacci e altri 16 per il caso P3-Carboni 

CAGLIARI. Tre anni di condanna per il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, sono stati chiesti dall’accusa nel processo per il crac della municipalizzata di Carloforte (Sulcis). Il governatore - difeso dall’avvocato Guido Manca Bitti - deve rispondere di bancarotta per fatti che vanno dal 2003 al 2006 quando, per diversi periodi, è stato presidente del consiglio di amministrazione della società. In quel periodo Cappellacci non era presidente della Regione. La richiesta di condanna è stata formulata stamane dal pm Giangiacomo Pilia davanti al gup di Cagliari Roberta Malavasi. Al termine della sua requisitoria, il pubblico ministero ha sollecitato una condanna a tre anni di reclusione per il presidente della Sfirs Antonio Graziano Tilocca, anche lui presidente del consiglio di amministrazione. Inoltre sono state formulate richieste di condanna per gli ex amministratori e sindaci della Municipalizzata: 2 anni e dieci mesi di condanna sono stati chiesti per Caterina Simonetti (avvocato Alberto Filippini), 2 anni e otto mesi per Battista Rivano, 2 anni e sei mesi per Achille Rivano. Sono stati sollecitati anche 2 anni e tre mesi per Francesco Luxoro e Paolo Brigaglia (avvocato Massimo Melis) e due anni reclusione per Caterina Arca (avvocato Patrizio Rovelli) e Roberto Neroni (avvocato Massimiliano Ravenna). Il crac della Municipalizzata - che ha chiuso i battenti nel 2010 schiacciata da un buco di oltre due milioni di euro - tornerà in aula il prossimo 19 novembre quando la parola passerà alle difese. E a Roma il Pm ha chiesto il rinvio a giudizio per Cappellacci e altri 16 per il caso P3. Con lui, anche Flavio Carboni, il giudice tributarista Pasquale Lombardi e altri 14. Le ipotesi di reato sono di corruzione, abuso d'ufficio, illecito finanziamento, diffamazione  e violenza privata, contestate dalla procura a seconda delle singole posizioni

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