Il padre-nonno finisce in ospedale
Condannato a 20 anni, un collasso in aula prima del giudizio-bis
CAGLIARI. Un forte dolore al torace e per Stefano Casula, condannato in primo grado a vent’anni con l’accusa di aver ucciso il bimbo nato dalla relazione con la propria figlia, la Corte d’Assise d’Appello ha dovuto disporre il trasporto all’ospedale. Il pensionato di Nuxis era in attesa della sentenza d’appello e ieri, dopo la richiesta di conferma avanzata dalla Procura generale, avrebbe dovuto parlare il difensore, l’avvocato Gianluca Aste. Ma prima che la discussione si aprisse, l’imputato si è sentito male ed è finito all’ospedale, dove è ancora ricoverato in osservazione. L’udienza è stata aggiornata a lunedì prossimo alle 8.30.
La vicenda al centro del processo risale al febbraio 1996 quando il piccolo corpo senza vita del neonato venne trovato sotto un ponte. L’indagine però arrivò ad una svolta soltanto nel 2011, dopo le rivelazioni tardive di un parente, che raccontò del rapporto insano esistito nell’arco dei decenni tra Casula e la figlia. Secondo l’accusa il piccolo sarebbe stato ucciso dopo esser stato partorito nel bagno dell’ospedale, dove la ragazza assisteva in quel momento la madre che era ricoverata. Poi venne ritrovato con oltre nove metri di carta igienica nella gola.
La giovane donna è stata accusata di omicidio, ma le sue condizioni mentali sono ancora in fase di accertamento giudiziario. Mentre la posizione del padre-nonno della piccola vittima è stata definita al processo di primo grado con il giudizio abbreviato. Sarebbe stato lui a soffocare il bambino per nascondere la sua relazione familiare.