«Me la sono comprata e ne faccio quello che voglio», marito arrestato e condannato a tre anni

Cagliari, la squadra Volante ha ricostruito il dramma vissuto dalla giovane donna

CAGLIARI. Segregata in casa insieme alla figlia, i suoi documenti chiusi in una valigetta con le chiavi dell'appartamento per impedirle di fuggire da quell'inferno. Picchiata, tormentata psicologicamente, terrorizzata e costretta a subire la violenza di quel marito-padrone. E lui, indiano di 36 anni, non ha nascosto il suo "potere" nei confronti della donna nemmeno a chi lo aveva arrestato e poi condannato. "Io faccio quello che voglio, ne ho tutti i diritti, me la sono comprata".

Una storia di paura e violenza quella venuta alla luce a Cagliari. L'uomo è stato arrestato dalla polizia per maltrattamenti in famiglia. Poco prima la moglie aveva chiamato il 113 in lacrime, raccontanto di essere stata presa a schiaffi, pugni e trascinata via per i capelli solo perché era uscita di casa senza permesso. E' bastato poco agli agenti della squadra Volante diretta da Gianfranco Murgia per scoprire che dietro quell'ultimo episodio si nascondevano mesi e mesi di botte, di sopprusi, di pressioni psicologiche.

Lo hanno compreso guardando negli occhi la donna, che nonostante il dolore al viso e alla testa per le percosse ricevute, ha rifiutato di andare all'ospedale. "Non posso farlo se non chiedo il permesso a mio marito, altrimenti mi picchia nuovamente", la paura le era stampata sul volto. La sua storia, come emerso dagli accertamenti effettuati dalla polizia, era nota ai servizi sociali e alla Procura che aveva incaricato i carabinieri delle indagini. I militari erano riusciti a ricostruire l'inferno domestico vissuto dalla straniera, iniziato subito dopo la nascita della figlia, che oggi ha solo un anno.

Il marito-padrone pretendeva un primogenito maschio e la nascita della femminuccia ha solo versato benzina sul fuoco, trasformando la vita della moglie in un incubo. Non poteva uscire di casa se non aveva prima chiesto il permesso al marito, era rinchiusa  in una specie di gabbia, costretta a subire le angherie di quell'uomo, che la picchiava, la insultava, la terrorizzava, le faceva pesare con le parole e con le botte l'errore di aver messo al mondo una bambina.

L'ultimo capitolo è arrivato l'altra notte con l'arresto dell'indiano e la successiva condanna a tre anni e sei mesi di reclusione, da scontare però ai domiciliari, per maltrattamenti in famiglia. Ma l'immigrato potrebbe presto essere accusato di inottemperanza agli obblighi familiari e mancanza di sostentamento familiare

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