No al far west su coste e centri storici: ricorso contro il piano di Cappellacci

Il “Gruppo di intervento giuridico” si rivolge al presidente della Repubblica Napolitano

CAGLIARI. No allo stravolgimento delle regole e al far west nelle aree più pregiate dell’isola. La notifica è quasi completata, a presentare il ricorso contro il Pps, piano paesaggistico dei sardi, varato dalla giunta Cappellacci è l’associazione ambientalista Gruppo di intervento giuridico. Che si rivolge al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, destinatario del documento con il quale si chiede di bloccare il piano, licenziato dalla giunta guidata dall’ex governatore Ugo Cappellacci 48 ore prima delle elezioni regionali che hanno decretato la vittoria del centrosinistra.

L’associazione ambientalista, che difende il Ppr, piano paesaggistico regionale, approvato nel 2006. dall'esecutivo guidato da Renato Soru. Gruppo d’intervento giuridico ha presentato il ricorso attraverso l’avvocato del foro di Cagliari Carlo Augusto Melis Costa.

Le modifiche al Ppr introdotte nell'ottobre 2013 e poi approvate dalla giunta uscente di centrodestra con la delibera del 14 febbraio scorso, sono già state oggetto di ricorso da parte dello Stato che ha sollevato un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale.

Nel corso della campagna elettorale, il neo governatore Francesco Pigliaru aveva preso l'impegno di azzerare i provvedimenti di Cappellacci in materia di pianificazione del paesaggio e del territorio, ma lo slittamento dei tempi di insediamento del nuovo governo regionale ha convinto gli ambientalisti a procedere comunque con il ricorso a Napolitano.

“Le modifiche introdotte dalla giunta Cappellacci sono un autentico stravolgimento, illegittimo perché in violazione del Codice del paesaggio – spiega Stefano Deliperi, portavoce del Gruppo d'intervento giuridico –. Di fatto è stato introdotto un vero e proprio far west nella parte più pregiata del territorio sardo. L'operazione spregiudicata e demagogica, effettuata a fini elettoralistici, sarà giudicata sul piano giuridico. Siamo in uno Stato di diritto, per fortuna”, commenta l'esponente ambientalista.

Molti i punti di illegittimità sollevati dai firmatari del ricorso: si va da fiumi e torrenti ritenuti “irrilevanti” e per questo esclusi dall'elenco dei beni paesaggistici, alla possibilità di interventi edilizi e ristrutturazioni con aumenti di volumetrie fino al 15 per cento; dal via libera a nuove strutture residenziali e ricettive connesse ai campi da golf alla possibilità di costruire in aree agricole e di ristrutturare complessi ricettivi anche nella fascia costiera dei 300 metri dalla battigia.

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