Usura, sequestrati i beni di padre e figlio
La Guardia di finanza ha bloccato immobili e altro per 850mila euro. L'inchiesta è nata dal tentato omicidio di Salvatore Pontis, ridotto in fin di vita dal piccolo imprenditore che gli aveva chiesto soldi in prestito
SANLURI. Un piccolo imprenditore strangolato dalle cambiali dopo che tutte le banche gli avevano chiuso le porte in faccia si era rivolto a un compaesano e l'intera sua vita era finita nel baratro. Aveva cercato di uscire in tutti i modi dalla spirali dei debiti che si moltiplicavano, alla fine fuori di sè aveva tentato di uccidere a colpi di ascia il suo presunto aguzzino e poi era andato a costituirsi ai carabinieri.
E' da questo tentato omicidio avvenuto nel 2010 che è scaturita l'indagine sfociata nel sequestro di beni per 850mila euro a due uomini, padre e figlio, Salvatore e Luca Pontis, avvenuto oggi a Sanluri per mano della Guardia di finanza. I due Pontis sono accusati di praticare il prestito a usura, Salvatore Pontis è la vittima mancata del piccolo imprenditore, Gianluca Spina.
Il provvedimento di sequestro - firmato dal gip Giuseppe Pintori su richiesta del pm Andrea Massidda - è scattato dopo anni di indagini e accertamenti seguiti al tentato omicidio di Salvatore Pontis, che fu ridotto in fin di vita. Spina, quando si costituì ai carabinieri, disse di essersi liberato del suo «aguzzino». Spina si era ritrovato schiacciato dagli interessi e, soffocato dalla voragine che continuava ad allargarsi, dopo una serie di denunce, aveva deciso di farsi giustizia da solo. Ai carabinieri aveva raccontato il suo calvario, dichiarando che dal 1993 aveva versato a Pontis oltre un milione di euro.
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