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Cagliari

Cagliari, fondi ai gruppi: slitta l'udienza preliminare per Francesca Barracciu

Gli avvocati hanno presentato al gup Lucia Perra la convocazione di una riunione dei sottosegretari che ha impedito all'ex consigliera regionale di presentarsi in udienza

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CAGLIARI. È slittata al prossimo 21 ottobre 2015 l’apertura dell’udienza preliminare per Francesca Barracciu, sottosegretario alla Cultura del governo Renzi, accusata di peculato nell’ambito dell’inchiesta della procura di Cagliari sull’uso dei fondi ai gruppi.

Stamane i legali dell’esponente del Pd (gli avvocati Franco Luigi Satta e Guido Manca Bitti) hanno depositato al gup Lucia Perra la convocazione a una riunione dei sottosegretari che ha impedito a Barracciu di presentarsi in tribunale. La sottosegretario è chiamata a risponde della somma di oltre 80 mila euro che, stando alle accuse, avrebbe speso per finalità diverse da quelle politico-istituzionali

Le contestazioni sono legate agli anni in cui Barracciu era consigliere regionale della Sardegna. Divenuta poi europarlamentare, l’onorevole aveva successivamente vinto le primarie del centrosinistra, in vista delle regionali del 2014. In seguito alle polemiche nate attorno al suo coinvolgimento nell’inchiesta sui fondi ai gruppi, l’esponente del Pd era stata costretta dal suo partito a fare il passo indietro che ha poi lasciato spazio alla vittoria di Francesco Pigliaru, divenuto governatore della Sardegna. Dopo le regionali, Barracciu era stata nominata sottosegretario ma, a seguito degli sviluppi dell’istruttoria, la procura aveva chiesto la sua interdizione che però è stata respinta dal gip.

Nel richiedere l’interdizione il pm Marco Cocco aveva insistito sulle troppe incongruenze riscontrate nelle memorie difensive presentate dall’onorevole oltre che su una telefonata fatta da Barracciu a un regista sardo. Per l’accusa quella chiamata - in cui l’onorevole ricordava al regista di essere diventata sottosegretario alla Cultura per poi annunciargli che sarebbe potuto essere convocato come testimone nell’ambito dell’inchiesta in cui era coinvolta - era un tentativo di inquinare le prove mentre per il giudice, che ha respinto la richiesta, solo una condotta «scomposta e deplorevole».

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