Cagliari, salvò un bimbo che stava annegando: 43 anni dopo vorrebbe ritrovarlo
Giuseppe Russotto, ex carabiniere nel 1972 in servizio nella stazione di San Bartolomeo, racconta di non aver saputo più nulla di quel piccolo che lui rianimò davanti alle acque di Su Siccu
CAGLIARI. Nel 1972 salvò un bambino che stava affogando nelle acque di Su Siccu e adesso gli farebbe piacere sapere qualcosa di lui, magari ritrovarlo e raccontargli che grande emozione fu quando riprese a respirare fra le sue mani.
Giugno 1972, forse il 26 o il 27, il carabiniere Giuseppe Russotto in forze alla stazione di San Bartolomeo era di servizio sul gommone che pattugliava la costa di Cagliari. Il collega guidava verso l'approdo di Su Siccu davanti alla scalinata della chiesa di Bonaria, quando videro un uomo sulla riva che muoveva disperatamente le braccia.
Era chiaro che voleva attirare la loro attenzione, i due militari si avvicinarono col gommone. "Mio figlio... giocava... è caduto in acqua... non riesco a trovarlo... aiutatemi". Russotto si sfilò berretto, cinturone, pistole, scarpe e si tuffò in mare, nel punto indicato dal padre, dove affioravano gli scogli. Il fondale era scuro, ma dopo pochi attimi il carabiniere riemergeva con un bambino di 7 anni al massimo fra le braccia.
Il bambino aveva perso i sensi, pallidissimo, impossibile capire se respirasse o meno. Il carabiniere rimasto sul motoscafo prese fra le braccia il piccolo sotto lo sguardo sconvolto del povero padre, Rissotto si tirò su, mise il bambino sulla poppa e cominciò a praticargli il massaggio cardiaco, mentre il collega chiamava la centrale per avere subito un'ambulanza. Ancora oggi Russotto, che ha 68 anni e vive a Corsico vicino a Milano, ricorda nitidamente quegli attimi: "Gli facevo il massaggio, poi l'ho rigirato, il bambino ha vomitato e si è rianimato, a tutta velocità il mio collega è arrivato al porto dove c'era l'ambulanza. L'ho consegnato agli operatori, il padre dietro di lui e non li ho mai più rivisti. Mi piacerebbe sapere qualcosa di questo bambino a cui, sono contento di dirlo, ho salvato la vita. Mi pare che di cognome si chiamasse Puddu, credo che il padre fosse lì a pescare, ma dopo tanti anni non ne sono troppo sicuro".
L'Arma non gli hai dato un riconoscimento: "Ho fatto il mio dovere", si sottrae Russotto, che anni dopo il salvataggio di Su Siccu lasciò la divisa per andare a lavorare all'Eni nel settore della sicurezza. "Ricordo che sui giornali uscì un articolo che parlava dell'episodio - dice ancora l'ex militare - ma sa, nei traslochi, è facile perdere un ritaglio di carta. La storia l'ho raccontata ai miei figli, ora mi piacerebbe poterla ricordare di nuovo assieme a quel ragazzino". (a.s.)
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