Bimba uccisa, giallo sui motori dello yacht
L'avvocato del comandante: erano spenti, il mio cliente ha soccorso Letizia. Sotto sequestro la barca, il magistrato nomina un consulente
CAGLIARI. Il giorno dopo la tragedia di Santa Margherita si tenta una ricostruzione. Ma resta ancora oscuro il punto cruciale: com’è stato possibile che il motore fosse acceso mentre la piccola Letizia Trudu, 11 anni, si tuffava “a chiodo” dalla poppa dello yacht e veniva ferita a morte dall’elica? Maurizio Loi, il comandante della barca, è formalmente indagato per omicidio colposo.
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Negativo all’alcoltest, verrà interrogato nei prossimi giorni alla presenza degli avvocati Leonardo Filippi e Roberto Delogu. Il sostituto procuratore Alessandro Pili che ha aperto l’inchiesta, sulla ricostruzione, non si pronuncia. Aspetta la relazione dei carabinieri e quella della Capitaneria di porto. Intende nominare un consulente esperto di navigazione di marineria, mentre ha disposto già dalla sera di giovedì 9 luglio, il giorno della tragedia, il sequestro della barca che è intestata a una società.
I dubbi sulla dinamica dell’incidente in primo momento sono stati anche altri, riguardavano il comportamento di Loi subito dopo il ferimento della bambina. Per lui parlerà il tracciato del Gps, sul quale il magistrato ha disposto una perizia. E la relazione della Guardia costiera, che confermerà se è vero quel che si diceva, tra le tante cose, giovedì sera sulla spiaggia di Santa Margherita: che era stato proprio Maurizio Loi ad avvertire la Capitaneria dell’incidente e poi ancora Loi a informarsi su quale fosse l’ospedale dove Letizia Trudu era stata portata. Perché in spiaggia qualcuno continuava a ripetere che il cuore della piccola batteva ancora nonostante le ferite e lui era ripartito con quella frase nella mente. La bambina, invece, era già spirata quando, alle 18, è arrivata l’ambulanza. Troppo gravi le lacerazioni riportate.
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Maurizio Loi non parla, “è sconvolto”, spiega l’avvocato Filippi: «Non sappiamo con esattezza come sia potuto succedere, il motore era spento, Loi si ricorda dei saluti “ciao”, “grazie”, “vai”, si ricorda di aver detto “siete pronti?”, “tutto a posto?”, “me ne posso andare?” Lui era al comando, non poteva vedere quel che c’era sotto, ma sentire quel che gli dicevano sì e le frasi che aveva sentito erano “sì”, “ciao”, “vai”. Al momento possiamo solo dire con certezza quel che è successo appena Loi si è accorto che la bambina non c’era più e si vedeva il sangue: si è tuffato subito, la bambina l’ha afferrata lui sul fondo, nel gettarsi in mare si è anche ferito a una gamba, lui ha nuotato con un braccio, ha consegnato la piccola al padre ed è tornato indietro perché nella fretta di tuffarsi aveva abbandonato la barca senz’àncora e lo yacht si stava muovendo. Così, quando è risalito, si è diretto verso Cagliari, ha chiamato la Capitaneria per dire che c’era stato l’incidente».
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Anche i difensori di Loi nomineranno un perito: «Ci sono accertamenti da fare, testimoni da sentire, forse questi – dice ancora Filippi – potranno contribuire a chiarire cosa sia successo».
Le condizioni meteo erano buone. Sino alla tragedia la giornata era stata bella: Loi aveva portato in giro ragazzini di diverse età, alcuni suoi nipoti, l’amico Andrea Trudu. Intorno alle 17.30 era tornato davanti a via delle Sirene per far scendere i ragazzi avvicinandosi alla riva parecchio, secondo alcuni troppo: la manovra non era piaciuta ai bagnanti che trovavano pericolosa la presenza di una barca di quelle dimensioni a pochi metri dalla riva. Anche il giorno prima, racconta una testimone, Loi aveva raggiunto quel tratto di mare e si era avvicinato molto alla battigia. Quanto tutto questo abbia influito nel controllo dello yacht da parte di Loi lo diranno gli esperti. Ma certo un altro aspetto che verrà valutato è la sequenza delle indicazioni fornite dal comandante della barca (Loi, appunto) ai componenti dell’equipaggio e la loro risposta.
Ieri nel piccolo condominio di via delle Sirene non c’era più voglia di parlare: difficile convivere col ricordo della bambina ferita che il padre ha tenuto in braccio fino all’arrivo dell’ambulanza, con uno dei bagnanti che cercava di dirgli “coraggio, il polso batte ancora”.
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