Iglesias, muore a Lucca Arturo Paoli "piccolo fratello" dei minatori
Aveva 102 anni, fu molto amato a Monte Agruxau dove aveva fondato una nuova fraternità di sostegno ai lavoratori delle miniere
IGLESIAS. È morto a 102 anni fratel Arturo Paoli, religioso dei piccoli fratelli di Charles De Foucauld. Alla fine degli anni Cinquanta in Sardegna aveva avviato una nuova Fraternità in solidarietà con i lavoratori della miniera di piombo e zinco di Monte Agruxau. Autore di oltre 50 libri sulla teologia del popolo e dei poveri, ha mantenuto sempre un filo diretto con Paolo VI che lo considerava un figlio.
L’anno scorso Papa Francesco l’ha voluto con sè a Santa Marta per la messa e una lunga rimpatriata. Nato a Lucca, dopo la laurea alla Cattolica e l’ordinazione sacerdotale è nominato, per iniziativa dell’allora monsignor Giovanni Battista Montini che lo stimava, viceassistente della Gioventù di Azione Cattolica, ma entra in rotta di collisione con il presidente nazionale Luigi Gedda sull’iniziativa dei «Comitati Civici» voluta da Pio XII.
Così viene dimesso dall’incarico, e nominato cappellano degli emigranti in Argentina. Sulla nave l’incontro con Jean Saphores, un piccolo fratello che gli morirà tra le braccia a Buenos Aires, del quale decide di prendere il posto. Si trasferisce a El Abiodh, in Algeria, per il noviziato e qui ritrova Carlo Carretto, anch’egli passato dalla dirigenza dell’Azione Cattolica di Gedda alla vita religiosa nel deserto del Sahara.
Dopo la professione religiosa, vive ad Orano dove, negli anni della lotta di liberazione algerina, lavora come magazziniere in un deposito del porto, secondo lo stile di vita della Fraternità. Ne 1957 rientra in Italia, ove a Bindua, in Sardegna, avvia una nuova Fraternità in solidarietà con i lavoratori della miniera di piombo e zinco di Monte Agruxau. Il suo rientro, tuttavia, non viene ben visto dalle autorità vaticane, che temono una radicalizzazione della sua critica ai compromessi tra potere civile ed ecclesiastico.
Su richiesta di Paolo VI torna poi in Argentina, a Fort Olmos, tra i boscaioli che lavorano per una compagnia inglese del legname. Nel 1969 viene eletto superiore regionale della comunità latinoamericana dei Piccoli Fratelli e si trasferisce a Buenos Aires. Qui, conosce il giovane gesuita Jorge Mario Bergoglio, il futuro Papa Francesco, e il vescovo Enrique Angelelli, del quale diventa consigliere teologico, poi ucciso dal regime militare con un falso incidente stradale nel 1976. Accusato dal governo di essere di essere un trafficante d’armi con il Cile (governato in quegli anni da Salvador Allende, destituito nel 1973 dal golpe di Pinochet), viene inserito in una lista di persone da eliminare, su un manifesto affisso lungo tutte le strade di Santiago. Ripara in Venezuela, e nel 1983 si trasferisce in Brasile, a Sao Leopoldo, dove si occupa dei problemi legati alle donne, soprattutto prostitute.
Solo nel 1985 torna in Argentina, dove cinque dei suoi confratelli figurano tra i desaparecidos. Nel 1987 è di nuovo in Brasile a Foz do Iguassù, nel barrio di Boa Esperanza, su richiesta del vescovo locale, dove costituisce una comunità, che sarà poi sostenuta dall’Associazione Fraternità e Alleanza, un ente di solidarietà. Nel 2000, all’Associazione si unisce la Fondazione Charles de Foucauld, rivolta in maniera specifica ai giovani poveri del barrio. A 85 anni compiuti torna in Italia, nella sua Lucca, dove è deceduto.
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