Cagliari, sgominata banda specializzata nelle rapine agli anziani
Decine di perquisizioni dei carabinieri. In cella sei persone, accusate anche di estorsione, incendi di auto e di immobili
CAGLIARI. In manette i sei presunti componenti una banda che da tre imperversava a Cagliari e nei centri dell’hinterland con furti, rapine e altri azioni criminose di vario genere. Alle prime ore del mattino, circa 150 carabinieri del Comando provinciale di Cagliari, coordinati dal colonnello Salvatore Cagnazzo e diretti dal tenente colonnello Ivan Giorno, comandante il Reparto operativo, e il capitano Michele Cappa, responsabile del Nucleo investigativo, hanno dato esecuzione all’ordine di custodia cautelare in carcere, emesso con urgenza per l’altissima pericolosità dei soggetti destinatari, dal gip di Cagliari Giovanni Massidda su richiesta del pubblico ministero Gaetano Porcu che ha coordinato le indagini.
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Nel carcere mandamentale di Uta sono finiti Alessio Banchero (23 anni) e Roberto Cirina (25), entrambi di Cagliari e pregiudicati; di Elmas sono invece Omar Rocca (30), Efisio Thomas Nioi (24), Andrea Carboni (21) e Christian Sanna (22), anche loro con numerosi precedenti giudiziari. I carabinieri del Nucleo operativo hanno lavorato per quasi tre anni sulle tracce della banda. Una trentina i reati ipotizzati fra rapine in abitazione (specie di persone anziane), furti (appartamenti, esercizi commerciali, uffici pubblici, imprese e aziende) e incendi di auto e immobili.
Nell’operazione di questa mattina, i carabinieri hanno eseguite alcune decine di perquisizioni domiciliari (tra abitazioni degli arrestati e quelle di altre persone indagate nello stesso procedimento, la cui posizione è ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Sono state trovate alcune armi giocattolo, un fucile ad aria compressa, parti di armi vere, coltelli, tirapugni, una certa quantità di sostanza stupefacente (qualche centinaio di grammi, per lo più hascisc), materiale da travisamento, telefoni cellulari e apparati radiotrasmittenti, refurtiva di vario genere.
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La banda agiva non solo per profitto, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, ma a volte anche per ritorsione, per esempio per compiacere o vendicare una donna, o per pura xenofobia, come quando ha incendiato un immobile occupato da stranieri. Ogni giorno il gruppo progettava almeno un colpo, anche quando qualcuno di loro veniva arrestato, processato e condannato per reati minori.
Gli arresti domiciliari, gli obblighi di dimora e altre misure restrittive imposte dai giudici non fermavano la gang che spesso tornava a colpire nella stessa giornata in cui si era tenuto il processo. I carabinieri descrivono i sei come estremamente spregiudicati, tanto da non avere scrupoli nel colpire altri pregiudicati, nonostante l’altissimo rischio di subire ritorsioni. Nell’ultimo periodo il gruppo si era anche dedicato a furti mirati di armi utili a proseguire nelle attività criminali. Le indagini proseguono per verificare l’eventuale coinvolgimento del gruppo in altri episodi.
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