Cagliari, senza stipendio da due mesi e licenziamenti avviati: mobilitazione per i dipendenti Sigma
Manifestazione davanti al negozio di via Santa Maria Chiara a Pirri: la dismissione in corso sembra riguardare tutti i 20 punti vendita della provincia
CAGLIARI. Da due mesi non ricevono lo stipendio e su di loro incombe un piano di esuberi che prevede 58 licenziamenti: sono i 150 dipendenti dei supermercati della società Metide, a sigla Cedi-Sigma, che oggi hanno indetto una giornata di sciopero con un sit-in a Cagliari di fronte al supermercato di via Santa Maria Chiara.
«Abbiamo registrato un’adesione di oltre l’80%», ha spiegato Cristiano Ardau, segretario generale della UilTuc che insieme alla Filcams Cgil ha organizzato la mobilitazione e chiesto l’intervento della Regione nella vertenza. «La società già da tempo presenta difficoltà organizzative e strutturali: gli scaffali dei supermercati si stanno svuotando della merce, in questi mesi sono stati chiusi diversi punti vendita, gli ultimi quelli di viale Trieste a Cagliari e di via Argentaria a Iglesias». La Metide ha sede a Sassari.
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Lo scorso luglio 18 2015 dipendenti sono stati licenziati e altri 58 perderanno il posto secondo il piano di esuberi che l’azienda ha comunicato nell'agosto 2015. I rappresentanti sindacali hanno chiesto più volte un incontro ai vertici della Metide, di cui è amministratore delegato Rinaldo Carta.
"Siamo fortemente preoccupati - ha detto la segretaria Filcams Cgil Simona Fanzecco - per l’ inerzia della proprietà che non appare intenzionata a trovare soluzioni che garantiscano il prosieguo delle attività". Per questa ragione la Filcams chiede l’ intervento dell'assessorato regionale del Lavoro, già coinvolto nel processo di riorganizzazione aziendale due mesi fa, quando erano stati messi in mobilità 50 dipendenti con l'impegno, poi disatteso da parte di Metide, di presentare un piano industriale di rilancio.
"Non comprendiamo - ha concluso la Fanzecco - le ragioni per le quali dopo tanti investimenti per l’ acquisto dei negozi, la proprietà abbia deciso di abbandonare l’attività creando veri e propri negozi fantasma, privi di merce e pieni di preoccupazione e di disperazione dei lavoratori che, lentamente vedono spegnere ogni speranza per il loro futuro".
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