Cagliari, inaugurazione dell'anno giudiziario: aumentano i reati contro le pubbliche amministrazioni
La presidente della Corte d'Appello Maria Grazia Corradini ha presentato una dettagliata relazione sulle crititicà degli uffici
CAGLIARI. A Cagliari e Sassari sono cresciuti i reati contro la pubblica amministrazione a Oristano quelli di natura sessuale a Nuoro gli omicidi. A Tempio sono aumentati i reati legati ai flussi migratori mentre a Lanusei quelli ambientali.
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Questo il quadro tracciato stamane dal presidente della Corte d’appello di Cagliari, Grazia Corradini, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Nel corso del suo intervento, dopo aver fatto il punto sugli organici e i carichi pendenti, il presidente ha stilato un bilancio di quanto registrato lo scorso anni, nei tribunali della Sardegna.
Reati. «Quanto all’andamento della criminalità con riguardo alla singole tipologie di reati, il tribunale di Cagliari ha evidenziato un rilevante incremento dei delitti contro la pubblica amministrazione e quelli aventi oggetto l’indebita percezione di contributi e finanziamenti», ha evidenziato Corradini ricordando anche l’aumento delle violenze sessuali a danni di minori, e lo stalking (69 casi contro i 55 del periodo precedente), i crimini legati agli stupefacenti, quelli informatici e i fallimenti.
Rifugiati. «Il fenomeno migratorio è in costante e continua crescita, il carico principale sotto il profilo giudiziario ricade sul Tribunale di Cagliari», le richieste dei rifugiati hanno mandato in tilt gli uffici giudiziari . Nel corso del suo intervento, Corradini ha parlato di «un incremento di lavoro che potrebbe essere anche di migliaia di procedimenti cui non si saprà come far fronte sia sul piano dei giudici che su quello della cancelleria civile della Corte il cui personale è già al limite delle possibilità lavorative».
«Le udienze di comparizione davanti al giudice sono fissate al 2019: i giudici che si occupano di questi ricorsi sono i quattro giudici della 'sezione famiglià i quali hanno ciascuno un carico di più di mille cause». Tempi lunghi che si ripercuotono sugli stessi migranti. «Le criticità connesse sono essenzialmente due - ha sottolineato ancora la Corradini - i richiedenti asilo fino a quando il giudice non si pronuncia sono obbligati a vivere nei centri di accoglienza o nelle strutture appositamente individuate, con inevitabile compromissione della loro libertà personale. La seconda, non meno grave conseguenza, è che per il soggiorno e per il mantenimento dei richiedenti asilo, lo Stato sostiene dei costi giornalieri, nel loro complesso, assai rilevanti».
Mediazione. L’istituto della mediazione ha avuto risultati fallimentari. Stando ai dati diffusi stamane, lo scorso anno in Sardegna solo il 5,5 per cento, ossia in 164 casi, è stato raggiunto un accordo. Mentre nel 56,6 per cento il chiamato non è nemmeno mentre comparso. Inoltre, anche quando l’interessato si presenta, nel 37,9 per cento dei casi, non si raggiunge un accordo.
«La mediazione viene vissuta nella quasi totalità dei casi come un inutile dispendio di tempo e soprattutto di denaro per cui si dovrebbe avere il coraggio di modificarlo ovvero di eliminarlo», ha concluso Corradini.
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