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Cagliari

Caso Andalas-Tiscali, parla la difesa: "Evasione fiscale? Non ci fu dolo: Soru va assolto"

Renato Soru
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Renato Soru

L'europarlamentare a processo per perché non avrebbe dichiarato i soldi incassati per la restituzione di un prestito da 27 milioni, più interessi, che aveva concesso alla stessa Tiscali attraverso la società inglese Andalas Ldt. Soru al presidente Lepore: «Sono stato sempre onesto e trasparente»

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CAGLIARI. Non c'è stato dolo: Renato Soru va assolto. Lo ha detto con un'arringa di quasi quaranta minuti l'avvocato Roberto Zannotti, difensore con Giuseppe Macciotta dell'europarlamentare a processo per evasione fiscale.

L'ex  patron di Tiscali è a giudizio perché per alcuni anni non avrebbe dichiarato i soldi incassati per la restituzione di un prestito da 27 milioni, più interessi, che aveva concesso alla stessa Tiscali attraverso la società inglese Andalas Ldt. Evasione che il pm Andrea Massidda, alla luce delle prescrizioni, ha ricalcolato in 2.613.401 euro.

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«In questa vicenda non esistono concetti come triangolazioni, scatole cinesi e società dormienti, intese come strumenti per evadere - ha esordito il difensore di Renato Soru, respingendo al mittente l'accusa del magistrato inquirente - si tratta di una prospettazione malevola che attribuisce ad Andalas un peso che non ha. Non è uno schermo fiscale o uno strumento a titolo evasivo, ma una società sempre dichiarata da Soru ogni tre mesi alla Consob e subito anche alla finanza».

L'inchiesta della Procura di Cagliari era nata dopo un servizio di Anno Zero, la trasmissione di Michele Santoro, andato in onda nel 2009 che trattava il tema delle società di comodo intestate all'estero dagli imprenditori italiani. Andalas Ldt, riconducibile a Soru, era una società con due sterline.

«Andalas è stata costituita in Inghilterra - ha sottolineato Zannotti - non a Panama o nelle Isole Cayman, sostanzialmente per detenere delle partecipazioni e avere risorse per operare all'estero. Mai nascosta alle autorità di vigilanza. Una società canaglia non sarebbe stata comunicata alle autorità di vigilanza sulle commissioni».

Il difensore ha poi ricordato che Soru ha un solo conto bancario dove, senza triangolazioni, sono stati accreditati i soldi che arrivavano dal conto di Andalas e che venivano restituiti da Tiscali. «Non si è trattato di Soru che presta a Soru - ha chiarito il legale - ma di un'operazione culminata con l'aumento di capitale perché Tiscali era in difficoltà e su cui Soru sacrifica tutto il credito. Aumento di capitale che non gli ha generato credito. Nessun fatto fraudolento, sempre lineare».

Il difensore ha così chiesto l'assoluzione del suo assistito perché il fatto non sussiste in relazione alle mancate dichiarazioni di Andalas (già archiviate dall'Agenzia delle entrate), puntando poi sull'errore e l'elemento soggettivo rispetto alla contestazione di non aver fatto correttamente le dichiarazioni dei redditi con le cifre ricevute da Andalas. «Soru è stato forse un uomo scriteriato - ha concluso Zannotti - che per servire la propria attività politica ha fatto del male a se stesso».

Soru parla al presidente. «Sono stato sempre onesto e trasparente come cittadino, imprenditore e, per il periodo che mi è stato concesso, anche come servitore dello Stato». Lo stesso Renato Soru, visibilmente emozionato, terminata l'arringa difensiva del suo avvocato, lo ha detto direttamente al giudice Sandra Lepore che il 5 maggio pronuncerà la sentenza.

«Ho sempre fatto le cose onestamente - ha detto - Il processo ha dimostrato quali erano le vere cifre, non quelle raddoppiate che comparivano. Stiamo parlando di un milione e tre, o un milione e quattro, non so più nemmeno io quanto. Conosco bene però il valore del lavoro e ho sempre pagato tutto, dando indirizzi precisi e dichiarando da dove arrivavano i soldi».

«Oggi - ha chiarito - per questa vicenda ho già versato un milione e mezzo, che un amico mi ha prestato, ma con Equitalia sono impegnato a pagare ormai quasi 11 milioni di euro». Infine, rivolgendosi direttamente al giudice Sandra Lepore, ha dichiarato: «Mi pare che io stia già pagando, qualunque cosa decida».

 

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