Cagliari, fondi ai gruppi-bis: per Adriano Salis il pg chiede un anno e otto mesi
Sollecitata la conferma della condanna in primo grado. La difesa: «Uscite giustificate per oltre 90mila euro»
CAGLIARI. Ha speso 62 mila euro tratti dai fondi del consiglio regionale, non ha impiegato neppure un euro per acquisti personali ma il reato di peculato sussiste comunque perché quei soldi erano strettamente legati all’attività del gruppo politico di cui faceva parte e invece sono finiti su altri canali.
La conseguenza è inevitabile: secondo il pg Maria Grazia Genoese non possono esserci sconti, per l’ex esponente dell’Idv Adriano Salis va confermata la sentenza emessa dal gup Cristina Ornano il 20 novembre 2013 a conclusione del giudizio abbreviato, un anno e otto mesi di reclusione. La requisitoria dell’accusa è durata quasi un’ora, nell’aula della Corte d’Appello solo magistrati e avvocati perché i riti alternativi non sono pubblici. Salis è stato il primo a prendere la parola, tre quarti d’ora di dichiarazioni spontanee dove l’ex consigliere regionale ha rifatto per l’ennesima volta la storia di quella legislatura 2004-2009 che gli è costata la carriera politica.
Ha speso i soldi del gruppo, su questo non ci sono dubbi: «Ma non ho messo in tasca un centesimo – ha ripetuto con forza davanti ai giudici Onni, Muscas e Lampis – e ho dimostrato con testimonianze e documenti che lo scopo di ogni uscita era riferito all’attività politica».
Prima Salis poi l’avvocato Marco Fausto Piras hanno fatto nomi e cognomi dei collaboratori retribuiti dal consigliere, hanno ricordato le attività organizzate, i convegni, gli incontri: «Non c’è traccia di spese personali – ha insistito l’avvocato Piras – l’onorevole Salis si occupava di politica e ogni euro è uscito dalle casse del consiglio regionale solo per l’attività politico-istituzionale, comunque nel tempo l’onorevole ha giustificato spese per oltre 90 mila euro». Mancherebbe dunque - a giudizio della difesa - la prova dell’appropriazione del denaro, un elemento fondamentale del reato di peculato di cui Salis risponde. Ha parlato anche l’avvocato Luigi Concas, che ha trattato la vicenda sotto il profilo del diritto: il celebre penalista ha citato e analizzato alcune sentenze emesse da tribunali della penisola, decisioni che a suo giudizio rappresentano letture diverse, in parte alternative, di fatti analoghi che coinvolgono consiglieri di altre regioni. Per Concas «i criteri che regolano le spese dei gruppi politici regionali non sono chiari» perché la legge su questi aspetti lascia spazio al dubbio.
Nel caso della Sardegna poi c’era l’ormai citatissima delibera della giunta Floris, quella che liberava gli onorevoli dall’obbligo di mettere nero su bianco le cifre della loro attività politica. Su questo punto ha scritto il giudice Ornano nelle motivazioni della sentenza Salis: «La Corte di Cassazione ha affermato l'obbligo di giustificazione della spesa con la sentenza 23066 del 14.5.2009 nella quale si è affermato che persino "… le spese qualificate come riservate da norma giuridica positiva sono soggette all'obbligo costituzionale di giustificazione causale intesa come indicazione puntuale e coeva della sua destinazione nell'ambito delle finalità strettamente connesse alle specifiche competenze ed attribuzioni istituzionali dei soggetti che ne possono disporre - e non di un mero generico interesse pubblico che non trovi in quelle specifiche competenze la propria pertinenza - è pertanto vera e propria condizione necessaria per la liceità della spesa stessa». Il 24 maggio le repliche e la sentenza. Salis è indagato, sempre per peculato, in relazione alla legislatura successiva: il pm Marco Cocco gli contesta spese non giustificate per 225 mila euro.
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