No alla privatizzazione di Poste italiane, 500 lavoratori in corteo a Cagliari
La manifestazione promossa da Cgil, Cisl e Uil passa anche davanti al consiglio regionale: 750 posti a rischio in Sardegna
CAGLIARI. Circa 500 lavoratori di Poste Italiane hanno protestato a Cagliari contro il piano di privatizzazione della società che - denunciano - mette a rischio oltre 750 posti di lavoro sui 3.500 in Sardegna.
I manifestanti, giunti da diverse parti della Sardegna, hanno sfilato alle 9 nel centro di Cagliari. Il corteo, con striscioni e bandiere di Cgil, Cisl e Uil, è partito da viale Bonaria per percorrere via Roma e raggiungere il Consiglio regionale. Tappa successiva alla piazza del Carmine davanti al palazzo della rappresentanza del governo.
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:cagliari:cronaca:1.14360078:Video:https://video.gelocal.it/lanuovasardegna/locale/cagliari-in-corteo-contro-la-privatizzazione-di-poste-italiane/64156/64505]]
«Alla Regione e alla politica in generale», ha detto Antonio Zedda della Cgil Slc, «chiediamo di valutare le pesanti conseguenze del programma di privatizzazione delle Poste sui territori e nei centri più piccoli in termini di qualità e quantità dei servizi offerti».
Secondo Timoteo Baralla, della Cisl Slp, ha aderito allo sciopero in Sardegna circa l’80% dei lavoratori. «Garantiamo comunque i servizi essenziali», ha assicurato, «in tutti gli uffici che sono presidiati dai lavoratori».
La mobilitazione è stata decisa dai sindacati - è spiegato in un volantino diffuso dai manifestanti - per protestare contro la recente decisione del Consiglio dei ministri di quotare in Borsa, dopo un pacchetto di oltre il 30% a ottobre 2015, un ulteriore 29,7% della società e di conferire alla Cassa Depositi e Prestiti la parte rimanente del capitale con l’uscita definitiva del ministero dell’Economia dall’azionariato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
