Cagliari: licenziati dalla Vesuvius, in sette s'incatenano ai cancelli della fabbrica
I lavoratori hanno deciso di iniziare uno sciopero della fame e della sete che durerà fino a quando la multinazionale inglese non ritirerà la procedura scattata alcune settimane fa
CAGLIARI. La protesta dei lavoratori della Vesuvius di Macchiareddu (Cagliari) sale di livello. Stamattina 23 novembre in sette hanno deciso di incatenarsi ai cancelli dello stabilimento e di iniziare uno sciopero della fame e della sete che durerà fino a quando la multinazionale inglese non ritirerà la procedura di licenziamento scattata alcune settimane fa.
Nel frattempo gli altri dipendenti incrociano le braccia. Quello di Assemini è uno dei due impianti italiani (l'altro ad Avezzano, in Abruzzo) che l'azienda produttrice di acciaio ha deciso di chiudere entro il 31 dicembre. Sono 105 gli operai sardi che da un giorno all'altro si troveranno senza un'occupazione. A nulla sono serviti, sino ad ora, gli incontri organizzati dal Ministero dello Sviluppo economico a Roma con la Regione, i sindacati e i vertici di Vesuvius. La multinazionale resta infatti resta ferma nelle sue posizioni.
«I lavoratori che hanno deciso di intraprendere questo gesto estremo chiedono garanzie per il proprio futuro e per quello dei colleghi, mentre dalle istituzioni ci attendiamo un intervento ancora più incisivo per convincere Vesuvius a ritornare sui suoi passi», ha spiegato Giampiero Manca, della Filctem Cgil.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
