Tiscali, stipendi e contributi in ritardo: l'allarme dei sindacati
Preoccupazione per i mille lavoratori dell'azienda, che dallo scorso anno hanno accettato l'applicazione dei contratti di solidarietà
CAGLIARI. I sindacati regionali esprimono preoccupazione per il futuro degli oltre mille lavoratori di Tiscali, già in stato di agitazione, dopo che l’azienda ha comunicato il rinvio del pagamento degli stipendi di gennaio e il ritardo, di alcuni mesi, dei versamenti contributivi, che risultano, però, regolarmente trattenuti nelle buste paga. Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e le Rsu solleciteranno chiarimenti in un incontro previsto per dopodomani coi vertici della società con sede a Sa Illetta, alla periferia di Cagliari.
«È in gioco il futuro del patrimonio industriale e tecnologico di una delle aziende più importanti della Sardegna», sottolinea le segreterie confederali che chiedo un intervento della Regione. «Non possiamo accettare che Tiscali venga destrutturata e siano messi a rischio i livelli occupazionali».
Fondata dall’ex presidente della Regione Renato Soru, oggi europarlamentare del Pd, Tiscali è controllata da febbraio 2016 da un fondo russo. L’anno scorso i dipendenti hanno accettato l’applicazione del contratto di solidarietà. I sindacati sono preoccupati dalle prospettive di nuove cessioni di rami d’azienda: l’accordo commerciale con Fastweb, che ingloba - assieme a 50 dipendenti - clienti, divisione business e gestione dell’appalto milionario vinto dalla società sarda per la fornitura dei servizi di connettività alle pubbliche amministrazioni e poi l’affitto per sette anni delle attività del reparto Information Technology, con 170 lavoratori, alla neonata Engineering Sardegna srl, controllata dalla multinazionale dell’ingegneria informatica Engineering spa.
Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil sono in allarme anche per il futuro di progetti speciali come Streamago. Ai vertici lavoratori e sindacati chiederanno chiarimenti anche sulle prospettive dei servizi di rete customer care, ai quali lavorano circa 700 persone. «Non vorremmo», concludono le organizzazioni sindacali di categoria, «che anche su questi pezzi il management aziendale avesse pronti i suoi programmi di cessione».
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