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Cagliari

Caso Fluorsid, la denuncia di un dipendente: "Qui la gente si sente male"

Mauro Lissia
Gli agenti della Forestale alla Fluorsid (foto Mario Rosas)
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Gli agenti della Forestale alla Fluorsid (foto Mario Rosas)

In un dialogo intercettato il 5 maggio 2017 si chiede un intervento dell'azienda perché le mascherine non bastano a proteggere i lavoratori

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CAGLIARI. In una conversazione telefonica dello scorso 5 maggio 2017 un dipendente della Fluorsid lancia l'allarme per lo stato dell'aria nello stabilimento. Parla con il responsabile della produzione Alessio Farci e alzando il tono della voce sostiene che «le mascherine non servono a nulla, qui la gente si sente male». In quelle ore sono in corso lavorazioni che sollevano polvere di gesso, ma l'ordine che arriva dall'alto è di non azionare il cannone ad acqua per non rallentare i tempi dell'operazione: «Sapete come stanno le cose - è la sostanza della risposta - lamentarsi non serve, bisogna andare avanti».

La trascrizione del dialogo è stata depositata all'ufficio gip dal pm Marco Cocco, ma non è entrata nell'ordinanza per le misure cautelari firmata dal giudice Cristina Ornano perché è fuori dai due anni in cui è circoscritta per adesso l'inchiesta giudiziaria. Fa parte comunque del procedimento, che dopo gli esami degli indagati Simone Nonnis e Marcello Pitzalis fa presagire sviluppi importanti.

Vertice in Procura. Di questo hanno parlato giovedì pomeriggio in un lungo incontro in Procura il pm Cocco e il commissario del Corpo Forestale Fabrizio Madeddu coi suoi uomini: il tema è stato la «fase due» dell'inchiesta Fluorsid che ha portato finora a sette misure cautelari con l'accusa di associazione a delinquere in inquinamento e disastro ambientale. Portati a termine gli adempimenti urgenti, gli esami di garanzia degli indagati e il sequestro delle discariche abusive, l'attenzione degli investigatori è ora rivolta agli anni che hanno preceduto l'avvio delle indagini, perché se testimonianze e documenti hanno consentito fino a questo momento di accertare l'origine delle sostanze nocive che hanno ammorbato l'aria di Macchiareddu e avvelenato la falda della zona industriale fino allo stagno di Santa Gilla, è fondamentale andare a ritroso nel tempo per ricostruire la filiera delle responsabilità come ha suggerito esplicitamente il gip Cristina Ornano nell'ordinanza eseguita la scorsa settimana.

La nuova legge. Dal 22 maggio 2015 la Procura ha in mano uno strumento chiaro per perseguire i responsabili di ecoreati: è la nuova legge sull'inquinamento e sul disastro ambientale - la 68/2015 - che viene applicata in questo procedimento penale per la prima volta in Sardegna al posto della precedente norma sul disastro innominato, nata per sanzionare genericamente chi si rendeva colpevole di un generico evento disastroso, come il crollo di un edificio. Nella lunga trattazione degli aspetti strettamente giuridici della vicenda il giudice Ornano si è posto un problema: la nuova fattispecie di reato è entrata nel codice penale esattamente due anni fa. Può dunque essere applicata anche per le condotte degli indagati o di altri presunti responsabili del disastro precedenti al 2015? La risposta del magistrato è affermativa: «Se la condotta illecita è iniziata prima ma l'evento si è manifestato divenendo apprezzabile dopo l'entrata in vigore della nuova disciplina, quest'ultima può trovare piena applicazione». Non è una circostanza secondaria, perché con l'arrivo della nuova norma sono profondamente cambiate anche le sanzioni.

Le sanzioni. Se prima il colpevole di disastro rischiava da tre a dodici anni di carcere, le accuse contestate dal pm Cocco agli indagati, se confermate nel giudizio, comportano pene che vanno da cinque a quindici anni per il disastro ambientale, da due a sei anni per l'inquinamento, da tre a sette anni per l'associazione a delinquere.

I controlli. Intanto ieri mattinai sono cominciati i campionamenti straordinari dell'Arpas nelle acque dello stagno di Santa Gilla, secondo il piano di controlli stabilito dal tavolo tecnico permanente istituito dalla presidenza della Regione con gli assessorati della Difesa dell'Ambiente e della Sanità. I campionamenti dureranno alcuni giorni, quindi ci sarà l'invio ai laboratori Arpas.

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