La Nuova Sardegna

Cagliari

Discriminazioni di genere: contro molestie, disparità e linguaggio umiliante è mobilitazione

Daniela Paba
Discriminazioni di genere: contro molestie, disparità e linguaggio umiliante è mobilitazione

Serminario aperto alle scuole organizzato da Università e Giulia giornaliste. In Sardegna il 51 per cento delle donne ha subìto ricatti sessuali nei primi mesi di assunzione. Il ruolo dell'informazione nell'emancipazione dagli stereotipi. La lotta alla vittimizzazione

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CAGLIARI. Per l’Istat il 25 % delle donne italiane tra i 14 e i 65 anni ha subito molestie verbali; il 44% ha subito ricatti sessuali sul lavoro, percentuale che in Sardegna sale al 51,5%. Nei primi mesi di assunzione, una donna giornalista guadagna mediamente il 5% in meno dei suoi colleghi uomini. Una forbice che anziché chiudersi, con l’avanzare degli anni, continuerà ad allargarsi. Ci sono poi un milione e 370 mila le donne che hanno subito molestie sessuali nell’ambito dell’attività lavorativa. Ecco perché sono importanti le parole per dirlo, il lavoro delle donne, strumento di emancipazione e di rinnovate discriminazioni con tanto di carriere bloccate, differenze salariali e stalking occupazionale.

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“Donne di carta, il lavoro che unisce e che divide”, organizzato dall’Università di Cagliari, Facoltà di Studi Umanistici, e Giulia giornaliste ha animato l’aula Motzo di Sa Duchessa, mercoledì mattina 23 maggio, come un libro pop-up, presentando una realtà variegata di punti di vista, ad ogni pagina un’altra storia. Un convegno e una tavola rotonda che è si è aperto con la presentazione del saggio della giornalista Mara Cinquepalmi, dedicato alle donne operaie dell’Istituto Poligrafico di Foggia, e si è chiuso con le riflessioni di Enza Bufacchi, direttrice del Cna di Rieti, sulla necessità di una formazione allo stile di direzione delle donne che non ricalchi i modelli maschili dominanti.

“Il divario di genere è un problema difficile, strutturale, che diventa ingiustizia sociale. – ha esordito Susi Ronchi introducendo il convegno - Per questo abbiamo voluto tanti interventi con punti di vista diversi. E’ il nostro contributo per una buona informazione, perché la realtà delle donne entri nel dibattito pubblico non solo per le questioni di cronaca nera”.

E siccome è facile pensare che le questioni di genere siano questioni trite e ritrite e che sulle molestie ci sia anche troppa enfasi, e pure qualche confusione, ci ha pensato la consigliera di parità Tiziana Putzolu a fare chiarezza “Non vi può essere una molestia inconsapevole perché diverso è dire a una collega ‘Come ti sta bene questo vestito, andiamo a prendere un caffè insieme?’ e dirle invece “Sai cosa ti farei…”. Le molestie sessuali sul posto di lavoro sono tuttavia poco denunciate per paura di perdere il posto di lavoro, perché spesso agiscono nell’ambito del precariato, perché si ha paura del giudizio sociale. La cosa più grave è che spesso la violenza verbale a sfondo sessuale ha come effetto quello di “vittimizzare” chi la subisce. La donna ha paura di incontrare il collega molesto, chiede di essere trasferita in altro ufficio, diventa una vittima. E’ quello che si chiama stalking occupazionale, perché la molestia sul lavoro riverbera poi nella vita privata della vittima e la condiziona.

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La buona notizia, come ha spiegati l’avvocata Valeria Aresti è che oggi, c’è una legge del codice penale che obbliga anche i dirigenti alla tutela del personale, i superiori hanno l’obbligo di garantire la tutela delle lavoratrici per evitare molestie e possibili demansionamenti. Inoltre le donne possono avvalersi della tutela giuridica garantita loro dalla presenza delle Consigliere di parità e dal sindacato. L’Ufficio delle Pari Opportunità alla Regione, ha spiegato la consigliera Tiziana Putzolu, ha tre persone e poche risorse ma comunque “Ha il potere di agire in giudizio nei casi di discriminazione sui posti di lavoro e di monitorare affinché la parità di genere venga rispettata. In un anno abbiamo assistito 30 donne che hanno denunciato discriminazioni. Cinque erano casi di molestie sul luogo di lavoro, una di violenza in ambito privato. Le molestie hanno come effetto un avvitamento per cui chi è vittima va a lavorare con disagio e nel processo di ‘vittimizzazione’ si entra in un circuito di frustrazione e, senza aiuto esterno, difficilmente si riesce a uscirne da sole.

Dell’importanza di agire il proprio ruolo anche in posizione di potere ha parlato Maria Antonietta Mongiu biasimando chi ancora definisce la presenza delle donne nei luoghi di rappresentanza come un semplice “valore aggiunto”. Francesca Ervas, ricercatrice di Filosofia del linguaggio, ha raccontato come dietro modi di dire apparentemente innocui resistano stereotipi sociali che discriminano le donne e, nel fondo, negano alle donne la stessa capacità di giudizio sul mondo riconosciuta agli uomini. Come quando si dice che ogni mamma è una chioccia, s’intende che protegge i suoi piccoli ma si nasconde quanto invece lavori per la loro autonomia, o quando si dice ‘con una battuta’ che le donne sono galline, quindi senza cervello, si nega loro la capacità di pensare. Così per il pensiero critico e il sarcasmo fanno un uomo “sagace” ma una donna ‘emotiva’. Questi comportamenti, che tutti abbiamo subìto, silenziano le donne, le mettono in difficoltà rispetto al gruppo, contribuiscono all’esclusione. Gli interventi sono stati coordinati dalla giornalista Carmina Conte

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