Cagliari, sospeso l'abbattimento di altre 74 piante in diversi quartieri

Uno degli alberi segati in viale Buoncammino

L'amministrazione fa marcia indietro dopo le proteste dell'opposizione e di tanti cagliaritani. Sugli alberi in pericolo nuovi esami per poter stabilire se è possibile salvarli o meno

CAGLIARI. Dopo aver tagliato dieci alberi di pino lungo viale Buoncammino l’amministrazione comunale taglia la decisione di proseguire nell’operazione di abbattimento che avrebbe dovuto coinvolgere complessivamente 84 piante in diversi quartieri della città fra cui una ventina di jacarande. E’ stato il dirigente del verde pubblico Claudio Papoff a disporre la sospensione dell’intervento, peraltro già sospeso dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio. La ragione è semplice: il Comune non intende accontentarsi delle schede Vta elaborate dall’Ati Santa Maria-Imea, in base alle quali una parte degli alberi sarebbe malata e dev’essere segata, ma serviranno nuovi esami con supporti tecnologici per capire se esiste la possibilità di salvarli o di salvarne almeno una parte.

La decisione ricalca in pieno le richieste dell’opposizione di centrosinistra guidata da Francesca Mulas, Camilla Soru e Francesca Ghirra e anche quella del direttore dell’Orto botanico e docente universitario Gianluigi Bacchetta: prima di arrivare alla scelta estrema di tagliare le piante servono esami molto più approfonditi di quelli eseguiti dall’impresa d’appalto. Ieri pomeriggio 17 settembre peraltro si era affiancato al coro delle proteste, che ha avuto larga eco sui social, anche il gruppo Giuristi per la legalità, sei avvocati – Marcello Colamatteo, Linda Corrias, Sebastiano Cheri, Alberto Appeddu, Lucia Deiana e Francesco Scifo – firmatari di una diffida dai toni piuttosto secchi nei confronti del Comune.

Elencata una serie di reati che secondo i legali l’amministrazione Truzzu avrebbe rischiato di commettere proseguendo nell’azione di abbattimento, gli avvocati hanno chiesto “la documentazione atta a dimostrare che gli alberi in oggetto sono stati schedati come malati e pericolosi per l’incolumità pubblica” e hanno intimato il sindaco “ad interrompere ogni attività di taglio dei citati alberi fino a quando non venga fornita la prova rigorosa, da raggiungersi in contradditorio delle parti, che gli alberi medesimi sono pericolosi per l’incolumità pubblica, tenendo in ogni caso presente il danno ambientale e l’impatto ecologico dell’ecosistema in ambito urbano in caso di taglio”.

Sul versante giudiziario però il caso degli alberi tagliati va avanti: l’ipotesi di reato sulla quale i carabinieri stanno lavorando è quella di violazione del vincolo monumentale, perché il complesso di viale Buoncammino ha più di settant’anni ed è quindi sotto tutela in base alla direttiva Ornaghi del 10 ottobre 2012 che regola tutte le attività nelle aree pubbliche di valore culturale. L’indagine è partita dall’esposto firmato da Stefano Deliperi per il Gruppo di intervento giuridico, la soprintendente ai Beni Culturali Maura Picciau ha confermato di non aver rilasciato alcuna autorizzazione al taglio e di non aver neppure ricevuto dal Comune alcuna richiesta di nullaosta.

Una situazione imbarazzante che forse spiega la marcia indietro decisa da Papoff, che non ha firmato alcun provvedimento di taglio, dettata probabilmente dall’esigenza di evitare conseguenze spiacevoli per l’amministrazione o per l’impresa delegata. Una cosa è certa: se anche il piano di abbattimenti elaborato dall’associazione di imprese venisse bloccato definitivamente, qualcuno dovrà comunque rispondere delle piante massacrate dalle motoseghe. (m.l)

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