Teulada, falsa cooperativa di pescatori incassava gli indennizzi per il fermo pesca
Sei persone sono state denunciate per avere ottenuto i rimborsi indebitamente
TEULADA. Furbetti delle pesca riuniti in cooperativa di facciata, percepivano gli indennizzi Nato per le esercitazioni militari senza averne alcun titolo, intascando indebitamente nel tempo oltre 200mila euro senza aver mai esercitato l’esercizio dell’attività di pesca. "Big Family" è il nome della complessa ed articolata indagine condotta dai finanzieri della Sezione Operativa Navale di Sant’Antioco, finalizzata alla verifica delle procedure propedeutiche al rilascio degli “Indennizzi Nato”, con il risultato della scoperta della truffa perpetrata dal presidente della cooperativa e da cinque falsi soci pescatori. ù
Non avevano neppure barche in mare, reti e attrezzatura varia per la pesca. Le uniche imbarcazioni riconducibili alla fantomatica cooperativa erano a terra in disuso, vecchie e in condizioni fatiscenti. Il sistema messo a nudo dalla sezione operativa navale di Sant’Antioco della Guardia di finanza era di tipo piramidale, prevalentemente composto e coordinato da una famiglia e dai relativi parenti sotto forma di Cooperativa, con sede legale a Teulada: era stata creata solo per percepire gli “Indennizzi Nato”, pur senza praticare la pesca, attraverso i quali veniva riconosciuto un compenso alle marinerie danneggiate e interessate dallo sgombero degli specchi d’acqua, a seguito di esercitazioni militari presso il poligono di Capo Teulada. Il presidente della cooperativa presentava, annualmente, documenti non conformi a quanto previsto dal protocollo d’intesa e dalla check- list predisposta dall’organo accertatore. Dalla valutazione dell’attività d’indagine sul territorio, unitamente allo studio di tutta la documentazione acquisita, i finanzieri del Reparto navale di Sant’Antioco sono giunti alla conclusione che il presidente della cooperativa, sicuro del suo sistema collaudato, era l’uomo chiave che aveva creato negli anni un meccanismo perfetto, consapevole dei vuoti normativi. La complessa attività d’indagine, sotto la guida della Procura della Repubblica di Cagliari e coordinate dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Cagliari, ha portato alla luce le molteplici magagne. Sono stati ascoltati i soci della cooperativa per capire come veniva gestita l'attività di pesca e, nell’occasione, sono emerse evidenti contraddizioni tra i membri degli stessi equipaggi relativamente agli orari di pesca, alle caratteristiche delle imbarcazioni e, addirittura, sulla conoscenza tra le persone degli equipaggi. Tra l’altro, molte imbarcazioni risultavano in pessime condizioni e abbandonate nei terreni, molte irreperibili, altre ancora senza segni identificativi. Dagli atti acquisiti presso l’Inps è emerso che molte posizioni risultavano irregolari o in nero da molti anni, altre avevano una doppia dipendenza lavorativa con contratti part-time o full-time, altri ancora pensionati e non assunti regolarmente. È stata altresì effettuata una mappatura delle posizioni con contestuale analisi del traffico telefonico dei soggetti sottoposti a controllo. In questo caso si è scoperto che i membri degli equipaggi non avevano mai avuto contatti tra di loro, una situazione inverosimile in un ambiente di lavoro di mare soggetto a molti imprevisti. Inoltre, dalla mappatura delle posizioni, è affiorato che alcuni soci imbarcati risultavano addirittura fuori dalla Sardegna per lunghi periodi.
I fatti sinora accertati sono stati rafforzati dall’aspetto più importante dell’attività di indagine: per giustificare la posizione regolare di alcuni soci della stessa cooperativa, il presidente esibiva all'organo accertatore delle false buste paga. La ripetuta condotta illecita ha permesso all'armatore (pensionato non assunto regolarmente) e ad alcuni soci (tutti suoi parenti, anch'essi non assunti regolarmente) di incassare illecitamente importi per oltre 200.000 euro. L’attività dei finanzieri ha portato alla segnalazione all’autorità giudiziaria del presidente della cooperativa per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche in concorso con 5 soci finti pescatori. «Grazie alla professionalità e alla tenacia dei militari della Sezione operativa navale di Sant’Antioco - sottolinea il colonnello Alessandro Bucci, comandante del ROAN di Cagliari – è stato finalmente posto fine ad un lungo sodalizio che, come descritto nel dettaglio, non solo ha consentito di smascherare l’attività illecita di una cooperativa, ma ha permesso di trovare la chiave di lettura determinante per bloccare il modus operandi criminoso, a tutela delle cooperative e dei tanti pescatori onesti presenti nel Sud Sardegna».
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