Al Tar il ricorso di Rwm contro la revoca dell'export di bombe

La fabbrica dell'Rwm a Dolianova

Nel tribunale amministrativo del Lazio mercoledì prima udienza dei titolari della fabbrica che produce ordigni a Domusnovas

CAGLIARI. Si terrà mercoledì 21 aprile la prima udienza sul ricorso presentato dalla Rwm Italia al Tar del Lazio contro il provvedimento del ministero degli Affari Esteri che ha revocato le licenze di esportazione di bombe d'aereo verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

«Revocare le licenze di esportazione a RWM Italia era proprio l'unica soluzione? Esistevano alternative meglio ponderate, che consentissero di tenere insieme tutti gli interessi in gioco, senza cioè creare così gravi pregiudizi all'Azienda e al suo Territorio? - si domanda Fabio Sgarzi, amministratore delegato di Rwm (con stabilimento a Domusnovas, nel Sulcis Iglesiente) -. Il Ministero degli Esteri ha mai dialogato con l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti per trovare una via che rassicurasse su un utilizzo degli armamenti in accordo alle norme internazionali? Si è tenuto conto del danno economico (almeno 250 milioni di Euro) derivante all'Azienda dalla cancellazione di contratti in corso che seguirà alle revoche? Queste sono tutte domande alle quali solo una giustizia che riteniamo attenta ed imparziale potrà dare risposte chiarificatrici», osserva Sgarzi.

«Se l'obiettivo era evitare l'uso di armamenti in Yemen, si poteva chiedere un formale impegno da parte dei Paesi coinvolti nelle operazioni in quella regione. Una prassi che impone regole precise, per ogni tipologia di armamento esportata, a tutte le aziende italiane. Senza distinzioni, al contrario di quanto accaduto per le esportazioni di RWM Italia» spiega Fabio Sgarzi, che aggiunge: «o l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, così come gli altri Paesi della coalizione intervenuta a supporto del legittimo governo dello Yemen, sono, per l'Italia, partner affidabili, e allora è giusto che, con le cautele del caso, a tutte le aziende della Difesa sia consentito di esportare in tali Paesi, oppure questi non meritano più la fiducia dello Stato italiano e allora l'esito dev'essere, a rigore di logica, lo stop di tutte le forniture militari italiane verso di loro». (ANSA).

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