Strumentazioni studiate anche in Sardegna nel nuovo lancio a Cape Canaveral
Lo misurazione della polarizzazione dei raggi X è uno degli scopi del telescopio satellitare Ixpe mandato in orbita dalla Nasa nell'ambito di una collaborazione internazionale
CAGLIARI. C'è tanta Sardegna nel lancio da Cape Canaveral del telescopio satellitare Ixpe, frutto della collaborazione tra Nasa e il partenariato italiano coordinato dall'Asi, l'Agenzia spaziale italiana, col contributo scientifico dell'Inaf, l'Istituto nazionale di astrofisica. I ricercatori dell'Osservatorio astronomico di Cagliari dell'Inaf hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo tecnologico degli strumenti di bordo e nella messa a punto delle procedure osservative e scientifiche.
È la prima volta che l'Inaf-Oac di Cagliari contribuisce direttamente a una missione spaziale internazionale: il Sardinia Radio Telescope ha permesso il rientro di numerosi ricercatori e tecnologi italiani che lavoravano all'estero e l'arrivo di studiosi stranieri, rafforzando tra l'altro la collaborazione tra Asi e Inaf. La missione Ixpe della Nasa porta in orbita un nuovo telescopio a bordo di un razzo Falcon-9 di SpaceX, azienda Usa. Testerà per la prima volta in orbita la misura della polarizzazione dei raggi X provenienti da alcune tipologie di oggetti cosmici altamente energetici, come i buchi neri supermassicci al centro delle galassie o le minuscole e pesantissime stelle di neutroni. La polarizzazione dei raggi X che saprà individuare e misurare sarà dirimente sui modelli teorici più validi per spiegare la fisica di quegli oggetti estremi. L'Italia ha fornito alla missione i rivelatori per riconoscere la polarizzazione dei raggi X degli oggetti celesti che il satellite osserverà in 3 anni di vita nominale attesi.
Su 100 scienziati italiani coinvolti, 30 fanno capo all'Inaf. Alessio Trois, Matteo Bachetti, Maura Pilia e Andrea Possenti arrivano dall'Inaf di Cagliari. «La consegna dello strumento di Ixpe in 3 anni è un successo di straordinaria sinergia organizzativa tra istituti coinvolti», spiega Alessio Trois, ricercatore tecnologo cagliaritano formatosi a Milano e Roma. « Cagliari ha dato un contributo sostanziale per definire le logiche del computer di bordo, integrarlo, testarlo - sottolinea - e lavorare all'integrazione fisica sul modulo satellitare che lo porterà in orbita». (Ansa).
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
