La Nuova Sardegna

Cagliari

Migliaia di investitori truffati: consulente sardo in carcere, indagati familiari e altre 7 persone

Mauro Lissia
Roberto Diomedi
Roberto Diomedi

La sorella di Diomedi è agli arresti domiciliari, per il fratello è stato deciso l'obbligo di firma. Una fantomatica società londinese raccoglieva risparmi per milioni promettendo rendimenti altissimi

19 aprile 2022
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CAGLIARI. Convegni a Dubai, a Londra, eventi mondani con conduttrici televisive famose in località turistiche rinomate per proporre a potenziali clienti investimenti dal rendimento colossale, fino al cinque per cento mensile. Il sistema piramidale faceva capo alla Bolton First credit limited di Londra, una società in apparenza leader nei settori dell’intermediazione finanziaria con attività mirate su estrazione e commercio di oro, diamanti e terre rare e sviluppo di tecnologie emergenti come la robotica, il blockchain, l’intelligenza artificiale e le criptovalute.

Il capo era l’ex consulente finanziario cagliaritano Roberto Diomedi (51 anni), residenza ufficiale in Bulgaria ma domicilio a Dolianova, che nella tarda serata di sabato scorso è stato arrestato dalla Polizia appena sceso dall’aereo che l’aveva portato a Elmas e rinchiuso nel carcere di Uta su provvedimento del gip Ermengarda Ferrarese. Se per lui, dal 2007 al 2010 consulente finanziario di Banca Mediolanum, l’Associazione vittime di truffe finanziarie parla di quattromila piccoli e medi investitori che tra Sardegna e Triveneto dal 2026 al 2019 hanno perso i risparmi affidati alle sue cure, la Procura cagliaritana ha messo nero su bianco le accuse di associazione a delinquere in truffa aggravata, autoriciclaggio, esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria, ricettazione continuata e appropriazione indebita.

Diomedi, che dopo un veto della Consob su operazioni dubbie ha dichiarato un anno fa di sentirsi vittima di chi lo invidia per il suo successo, è difeso dall’avvocato Antonello Garau e condivide parte delle imputazioni con la sorella Barbara Diomedi (47 anni) di Quartu e col fratello Fabrizio Diomedi (42) di Sinnai, difesi da Pierandrea Setzu: la prima si trova agli arresti domiciliari, al secondo è stato notificato l’obbligo di dimora. Gli altri indagati dal pm Diana Lecca - le indagini sono state svolte dalla Guardia di Finanza - sono l’arabo W.M. (49 anni) di Riad ma residente a Lugano, Alessandro Ferreri (44 ) di Olbia, Antonio Sedino (47) di Pavia ma residente a Tallinn (Estonia), Sonia Travaini (52) di Marnate (Va), Valentino Deidda (40) di Villacidro, Erika Lecca (44) di San Vero Milis e Gianni Da Ros (36) nato a Pordenone ma residente a San Vero Milis.

A leggere le 178 pagine dell’ordinanza per le misure cautelari si tratta di stretti collaboratori di Roberto Diomedi, all’associazione a delinquere capeggiata dall’ex bancario avrebbero partecipato – secondo il capo d’imputazione – Deidda, Da Ros, Lecca, Travaini, Sedino, W. e i fratelli Diomedi, mentre Ferreri è accusato soltanto di concorso nell’esercizio abusivo della professione di consulente finanziario e di truffa. Per Deidda e la Lecca c’è l’obbligo di dimora. A mettere le Fiamme Gialle alle costole di Diomedi sono stati una settantina di clienti della società londinese, che stando al gip Ferrarese erano stati truffati seguendo uno schema preciso: incassati i soldi da investire con la promessa di rendite strabilianti, dopo diversi mesi Diomedi e i suoi collaboratori restituivano ai risparmiatori una parte di quello stesso denaro come se si trattasse di rendimenti maturati.

Convinti di aver realizzato un investimento lucroso, i clienti aspettavano tranquilli nuovi introiti. La verità è saltata fuori quando alcuni investitori hanno chiesto di rientrare, chiedendo indietro il capitale ricevendo risposte evasive. In realtà i loro soldi erano finiti in altre tasche e dell’investimento in azioni, materie prime, cripto valute o altro non c’era traccia: «I riferimenti alle forme di investimento – scrive il gip Ferrarese – erano solo uno strumento per ingannare gli sprovveduti investitori e impossessarsi dei loro risparmi attraverso operazioni bancarie fraudolente».

In una conversazione telefonica richiamata nell’ordinanza Ferreli, Deidda, Lecca e un’altra persona commentano la richiesta di rassicurazioni di un cliente affermando senza mezzi termini che «tutto un bluff». Diomedi, a leggere l’ordinanza, non si commuove neppure quando un cliente chiede di riavere i soldi per affrontare le spese legate a una grave malattia. Con le denunce sono partite le indagini, fra intercettazioni telefoniche e raccolta di comunicazioni via mail a cura della Polizia postale. In poco tempo il quadro è apparso chiaro: il gip parla di «una compagine criminosa e ben strutturata che ha operato in maniera sistematica per la realizzazione di un numero indeterminato di reati, tra i quali in particolare quelli di intermediazione finanziaria abusiva e di truffa».

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