Parità di genere e rappresentanza dei territori, l’appello di Coordinamento3: “Nell’isola la legge va cambiata”
L’adesione alla proposta anche da parte di Anci e Cal è stata dichiarata al convegno che si è svolto a Cagliari alla Fondazione di Sardegna. La norma sarda è la “più ingiusta d’Europa”
Cagliari. Gli spazi costituzionali per fare le modifiche a una legge elettorale considerata iniqua per quanto riguarda la rappresentanza di donne e territori ci sono: quello che manca è il coraggio di farle. È il dato emerso dall’incontro-dibattito: “Nuova legge elettorale per un’equa rappresentanza dei generi e dei territori” che l’Associazione Coordinamento3 ha organizzato sabato mattina 10 dicembre alla Fondazione Banco di Sardegna per chiedere, insieme ai rappresentanti dell’ANCI e del CAL (Comitato delle Autonomie Locali), la revisione della legge attuale. Al convegno hanno aderito le consigliere regionali e i capigruppo dei partiti del Consiglio, a dimostrazione del fatto che i tempi sono maturi perché, come ha sostenuto aprendo i lavori la presidente di Coordinamento3, Carmìna Conte: “Il recente rimpasto della Giunta ha messo ancora una volta in luce l'irrilevanza politica delle donne, presentate come l’ostacolo che ha ritardato la chiusura della crisi”. Concetto ripreso sia da Pupa Tarantini che da Rita Corda, segretaria dell’Associazione, nella sua relazione introduttiva “L’attuale legge della Sardegna è riconosciuta come la più ingiusta d’Europa. Un consiglio regionale di 60 componenti di cui solo 8 donne, poi diventate 11 con dimissioni e surroghe di parlamentari, dove siedono esponenti che hanno avuto 500 voti mentre sono rimasti fuori interi territori, candidati e candidate che ne hanno avuto migliaia, va cambiata. E se l’obiettivo è quello di ottenere l’equilibrio di genere negli organi elettivi è necessario mettere in atto misure efficaci che garantiscano il risultato. La promozione può avvenire con interventi concreti sui fattori politici (in primis il sistema elettorale e dei partiti), economici, sociali e culturali. Sono necessarie azioni positive forti che il Consiglio regionale della Sardegna, una Regione a Statuto Speciale, e le sue massime rappresentanze politico-istituzionali non devono aver paura di utilizzare”.
A chiarire quali limiti e quali aperture sono possibili nell’attuale quadro normativo ha contribuito l’intervento del costituzionalista Andrea Deffenu ricordando che non si parte da zero: “Per rompere il tetto di cristallo e attuare l’articolo 51 della Costituzione, c’è l’articolo 16 dello Statuto sardo dove si dice che ‘Al fine di conseguire l’equilibrio tra uomini e donne nella rappresentanza, la medesima legge promuove condizioni di parità nell’accesso alla carica di consigliere regionale’”. Nel nome di Simonetta Sotgiu, il costituzionalista ha spiegato che la parola equilibrio “contiene in sé i concetti di uguaglianza e di proporzione, per cui sta alla regione Sardegna promuovere una legge che faccia da apripista anche per le altre regioni scegliendo azioni positive forti, altrimenti il rischio è quello di tornare indietro.”
A completare il quadro della discussione le relazioni di Emiliano Deiana presidente dell’ANCI che pur sottolineando l’indisponibilità ad accettare l’idea di liste bloccate o uninominali ha ricordato che “Abbiamo una legge elettorale fluttuante sulle rappresentanze dei territori che secondo le tornate eleggono un numero diverso di rappresentanti, mentre sul genere i numeri delle sindache elette in Sardegna è parecchio sotto la media. Un processo che riguarda la cultura interna ai partiti anche quando c’è una legge sugli esecutivi che va rispettata. Non dimentichiamo che in Sardegna circa un terzo dei comuni si presenta con una lista unica e che nelle ultime elezioni ha votato il 50% delle persone. La difficoltà più profonda è che la società è tagliata su esigenze maschili”.
Come presidente del CAL Paola Secci ha ricordato che esistono due commissioni del Comitato sulle Autonomie locali che devono lavorare in sintonia con le Commissioni regionali. La seconda parte della mattinata ha visto un serrato confronto tra le consigliere e i capigruppo o i loro delegati. Ne è emerso un quadro variegato di posizioni: molte consigliere e rappresentanti dei partiti si sono dette contrarie all’ipotesi di quote riservate alle donne che “Se si dimostrano meritevoli avranno il riconoscimento dovuto, mentre bisogna lavorare sul cambiamento della società” ha sostenuto Annalisa Manca di FdI. La replica è arrivata da Laura Caddeo che ha parlato di una battaglia “Non più procrastinabile. Occorre che le donne diano una spinta collettiva, le analisi autobiografiche ci dividono nel ‘io ce l’ho fatta da sola e ora vado oltre’. Inoltre ci sono studi che dimostrano come dove vengono elette più donne è diminuita anche la violenza di genere”.
Il congresso si è chiuso con l’auspicio della vicepresidente di Coordinamento3, Carla Puligheddu: “La politica fa i conti con i bisogni e con gli interessi. Nei confronti della doppia preferenza di genere le aspettative erano diverse, è stata male utilizzata. Ora consigliere e consiglieri prendano in mano la situazione perché per incidere bisogna farlo seriamente, le eccezioni non fanno che confermare la regola”.
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