La Nuova Sardegna

Cagliari

Il dramma

Detenuto 32enne si toglie la vita nel carcere di Uta

di Luciano Onnis
Detenuto 32enne si toglie la vita nel carcere di Uta

La denuncia pubblica arriva dai sindacati UilPa Polizia penitenziaria e Sappe

02 aprile 2024
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Uta Un altro suicidio in carcere di un detenuto, stavolta in quello mandamentale di Uta. A togliersi la vita, la scorsa notte, un giovane di 32 anni arrestato pochi giorni fa per un furto d’auto. A denunciare pubblicamente il nuovo tragico evento dietro le sbarre è stato il segretario generale della UilPa Polizia penitenziaria, Gennarino De Fazio. «Si apre subito dalla casa circondariale di Cagliari ha detto il sindacalista -, la tragica conta dei morti in carcere e di carcere del secondo trimestre dell’anno, dopo che il primo si è chiuso con 28 suicidi fra i detenuti e 3 fra gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria. Nell’istituto di Uta, un giovane il 30 marzo si è impiccato nella sua cella rendendo vano il pur immediato intervento della polizia penitenziaria e dei sanitari». «L’ennesimo morto ‘per impiccagione’ nelle nostre galere, dove ormai si va incontro a una pena di morte di fatto – prosegue De Faziosi – si inserisce in un quadro di crisi inarrestabile se non con interventi immediati e d’impatto che prendano atto dell’emergenza forse davvero senza precedenti, quanto meno a guardare il numero record di coloro che si tolgono la vita. Il sovraffollamento detentivo, con 14mila detenuti oltre i posti regolamentari, la carenza di operatori, alla sola polizia penitenziaria mancano 18mila unità, e le molteplici altre deficienze strutturali, infrastrutturali, d’equipaggiamento e organizzative non sono fronteggiabili con azioni ordinarie». «Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il governo Meloni – conclude il leader di UilPa PP- ne prendano concretamente atto e varino un decreto carceri con misure tangibili che non possono riassumersi nella riduzione, sic et simpliciter, a 60 giorni effettivi del corso di formazione per gli agenti di polizia penitenziaria che inciderà in maniera impercettibile sul numero delle assunzioni, ma che finirà per essere deleterio sul piano della professionalità, della competenza e della crescita del Corpo”.

Interviene anche Donato Capece, segretario generale del Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: «Siamo costernati ed affranti: un detenuto che si toglie la vita in carcere è una sconfitta per lo Stato e per tutti noi che lavoriamo in prima linea», nella nota il segretario rilancia la proposta di ridisegnare il sistema carcerario in modo da considerare le diverse situazioni della popolazione detenuta.

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