La Nuova Sardegna

Cagliari

Talento in cucina

The Best Chef Awards 2025: un “Coltello” a Marina Ravarotto

di Enrico Gaviano
The Best Chef Awards 2025: un “Coltello” a Marina Ravarotto

Il suo Chiaroscuro in corso Vittorio Emanuele, a Cagliari, si ispira alla tradizione barbaricina

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Nuoro Da Nuoro a Cagliari per diventare una delle chef più importanti del panorama isolano e non solo come conferma ora il “Best chef”. Marina Ravarotto, 44 anni, alla fine del 2017 ha aperto il suo ristorante nel capoluogo: il Chiaroscuro nel Corso Vittorio Emanuele mantenendo fede alle sue origini con una cucina che si ispira alla tradizione barbaricina. L’apertura del ristorante è stato lo sbocco di una lunga gavetta fatta con maestri del calibro di Roberto Petza e Stefano Deidda, che nel loro ristorante hanno raggiunto la stella Michelin, e ancora Mario Tirotto, executive chef a Valle dell’Erica.

La conferma del valore raggiunto da Ravarotto si è avuta nei giorni scorsi a Milano appunto ai “Best chef” 2025, volta lei e il suo ristorante sono stati inseriti nella graduatoria del premio con la valutazione “Excellent” che corrisponde a un Coltello. In Sardegna c’è solo un altro ristorante che ha questo livello, i Fradis Minoris di Pula dello chef sassarese Francesco Stara che si è visto confermare il Coltello già avuto nel 2024. Nella graduatoria il gradino superiore e con due Coltelli “World class”, sino al top dei tre Coltelli “The best”. «È difficile descrivere in poche parole quello che ho vissuto e che sto vivendo – ha detto Marina Ravarotto dopo aver ricevuto il premio a Milano –. Il Coltello Excellent racchiude tante soddisfazioni e anche tanta felicità». Da buon capitano della brigata in cucina e della squadra in sala, Ravarotto non dimentica suoi collaboratori. «Devo dire grazie a Barbara Piredda, Riccardo Aramo e Francesca Cadinu per il loro grande impegno offerto ogni giorno. Grazie – prosegue la chef – a Marco Della Casa a The Best Chef ma anche a tutti coloro che al credono in noi e ci sostengono. Ma adesso non ci fermiamo e continuiamo questa grande scalata».

Nel menu di Chiaroscuro la tradizione è rappresentata alla grande. «La passione per la cucina – scrive nella descrizione del ristorante la Ravarotto – è nata nel vedere le mie nonne e mia madre cucinare. Gli odori, i sapori e l’atmosfera particolare che si ricreava tra gli appartenenti alla famiglia durante le preparazioni era qualcosa di magico. Decisi così che quella sarebbe stata la mia strada». Fra i piatti tanta tradizione a cominciare dal fatto che la stessa Ravarotto sa preparare il filindeu. «Non finirò mai di esser contenta per aver inviato a plasmare la pasta per prepararlo». Difficile fare una selezione dei piatti offerti ma basti dire che in carta ci sono il caglio di capretto, le animelle, il casizolu alla piastra, il prosciutto di Villagrande, appunto il Filindeu in brodo di pecora chiarificato, il pani frattau, la terrina di lingua, la seada. Fra i riconoscimenti oltre al più recente di Best chef, il ristorante è inserito nella Guida Michelin come Bib gourmand e nella guida Osterie d’Italia, e ha le due forchette del Gambero rosso.

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