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Notti violente

Cagliari, a 14 anni con un coltello nel marsupio, la madre: «Deve pur difendersi» – Il racconto

di Paolo Ardovino
Cagliari, a 14 anni con un coltello nel marsupio, la madre: «Deve pur difendersi» – Il racconto

Gianni Casella, il re della movida del capoluogo, fa il punto dopo gli ultimi episodi di violenza: «Oggi è difficile gestire discoteche per giovanissimi, qualcosa non va»

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Cagliari Quando parlano gli osservatori esterni, inutile nasconderlo, rimane sempre un pizzico di scetticismo. Si rischia di cadere nel moralismo. In questo caso il tema è la “malamovida” di Cagliari. Se però conferma in toto un addetto ai lavori di lungo corso come Gianni Casella («oggi è un problema di pubblica sicurezza») allora è tutto vero. Bisogna passare al secondo step: trovare una risposta alla violenza dilagante nelle notti di divertimento dei giovani.

Escalation

Adolescenti armati di coltello nella sala da ballo, lame che spuntano dalle tasche in fila al bancone dei cocktail. L’ultimo episodio che ha scosso la città è quello di fine gennaio. In via Contivecchi due 24enni trovati a pochi passi da una discoteca, sull’asfalto, ricoperti di ferite da coltello. Tra i denunciati, anche tre minorenni. E no, non è un fatto isolato, semmai ha riacceso i riflettori sul tema della sicurezza nelle notti di divertimento nel capoluogo.

Il commento

«Nonostante le proposte, non ho nessuna intenzione di gestire locali notturni per giovani. Non me la sento di affrontare un mondo che non mi appartiene più e che è diventato molto violento», confessa Gianni Casella. Re della movida cagliaritana e non solo, organizzatore di eventi e gestore di locali nel capoluogo, nel Nuorese e in Ogliastra, molto attivo negli anni ’80 e ’90. Commenta gli episodi dell’ultimo anno, una serie di risse e accoltellamenti tra il centro storico e le zone delle discoteche. In molti casi, tra i protagonisti ci sono adolescenti.

Giovanissimi, 13enni abituati a girare armati. «Sono nel mondo della notte da quando ero al liceo, davvero da tanto tempo, eppure vedere i coltelli in discoteca, anche nei posti peggiori, era qualcosa di impensabile. Adesso invece anche i miei clienti mi dicono che i locali frequentati da giovanissimi sono diventati problematici». Le cause? «Forse è un discorso addirittura figlio del covid, ragazzi che hanno covato rabbia. Quel che è certo è che la violenza in giro è esagerata, e soprattutto tra gli adolescenti».

Il discorso si muove su un piano generale ma vale per la movida cagliaritana. Ora Casella si occupa di un locale di tutt’altro tipo, lo “Zeroquaranta” che oltre alla cena offre momenti di musica dal vivo e per una generazione diversa. «Mi sembra di essere cresciuto con i miei clienti, adesso mi rivolgo a quelli della mia generazione o giù di lì – una scelta di vita, racconta –. Di sicuro gestire oggi in città una discoteca per adolescenti è più difficile, e io non lo farei più».

Il racconto

«Si è abbassata l’età delle prime gravi trasgressioni – queste sono le parole dello psicologo Luca Pisano, direttore master in criminologia Ifos, alla Nuova –. Con il risultato che abbiamo tanti ragazzini di 12-13 anni che si portano appresso un coltello, spesso anche da cucina, quindi particolarmente grande, con la logica o di difendersi o di attaccare». Gianni Casella racconta un episodio di pochi giorni fa accaduto a uno dei dj del suo locale, che di giorno lavora in un McDonald’s cittadino: «Un ragazzo di 14 anni è uscito dimenticando un marsupio, lui e altri colleghi lo hanno aperto per capire di chi fosse e hanno trovato un coltello. Ma la cosa peggiore è che quando la madre è arrivata a riprendere il marsupio, alla vista del coltello, ha risposto “Eh ma si deve difendere”». Se la prima giustificazione viene data dai genitori, vuol dire che c’è più di qualcosa da rivedere.

Generazioni a confronto

Casella ripete una frase, «il recinto si è rotto». Si riferisce al target delle notti di movida che ormai non esiste più. Un metodo dei gestori fino a qualche tempo fa era quello di dividere la clientela. Le aperture pomeridiane erano riservate ai giovanissimi, le ore piccole erano per una fascia del divertimento più matura e, al netto di eccezioni, più responsabile. Per gli adulti over 40, poi, altri luoghi dedicati. Oggi è difficile tenere in piedi questa rigidità. Il popolo della notte è vario ed è intergenerazionale.

«Ma spesso, lo vedo anche nelle feste private, il punto è che c’è mancanza di rispetto dei più piccoli verso gli adulti. Tra gli stessi frequentatori del locale ma anche nei confronti di barman o addetti alla sicurezza».

Come intervenire

Capitolo contromisure. Le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli, a Cagliari rimane attiva la zona rossa in piazza del Carmine sorvegliata da polizia e carabinieri, oltre alle ronde della polizia locale. Continuano le ispezioni nei bar sulla somministrazione di alcol ai minorenni. Poi «tanta comunicazione per sensibilizzare a comportamenti più adeguati», suggerisce Casella.

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