La Nuova Sardegna

Cagliari

La storia

«Il calvario di mio zio vissuto nel silenzio»: vessato, umiliato e vittima di estorsioni per 10 anni – L’appello della nipote e la raccolta fondi per aiutarlo

di Ilenia Mura
«Il calvario di mio zio vissuto nel silenzio»: vessato, umiliato e vittima di estorsioni per 10 anni – L’appello della nipote e la raccolta fondi per aiutarlo

La denuncia: «Ha perso tutto per proteggere la famiglia». La fine di un incubo con l’arresto del suo aguzzino: un 55enne disoccupato

4 MINUTI DI LETTURA





Dolianova «Per oltre dieci anni ha indossato la divisa di addetto alla vigilanza e portierato con dignità e un senso del dovere incrollabile. Mai un giorno di malattia, mai un ritardo. Eppure, dietro quell'immagine di lavoratore instancabile, si nascondeva un calvario fatto di percosse, umiliazioni e una povertà indotta che lo ha portato a cercare cibo tra i rifiuti e a rivolgersi alla Caritas per poter mangiare. Arrivava persino a chiedere pochi euro, anche solo per potersi prendere un caffè. Arrivò persino a rubare nei supermercati per riuscire a mangiare: una merendina, un gelato… piccoli gesti disperati di chi non aveva più nulla». 

Vessato, umiliato, minacciato: per dieci anni il calvario di Efisio Marras, 67 anni di Dolianova, vittima di continue estorsioni, è andato avanti nel silenzio. E ora, dopo l’arresto del suo aguzzino, è la nipote Maura Milia a raccontare i terribili anni vissuti dallo zio, stremato da un incubo che gli ha tolto il sonno e la dignità, per quei giorni di terrore che sembravano interminabili, fino alle indagini dei carabinieri che hanno condotto in carcere l’uomo, un cinquantacinquenne disoccupato, già noto alle forze di polizia, con l'accusa di estorsione.

Un incubo, fatto di minacce, violenze fisiche e una profonda soggezione psicologica, interrotto grazie all'intuito di una sorella della vittima e al tempestivo intervento dei carabinieri della stazione di Dolianova. Ora la nipote lancia una raccolta fondi per aiutarlo. 

«È la storia di un uomo onesto – racconta la nipote Maura – un lavoratore con uno stipendio sicuro, ridotto al silenzio da un estorsore che gli ha tolto tutto: i soldi, la serenità e, per lungo tempo, anche la possibilità di vivere una vita normale».

Una prigione senza sbarre

«Il meccanismo del terrore era perfetto. L’aggressore lo perseguitava ovunque, presentandosi persino sul posto di lavoro. Per non rivelare l'incubo che stava vivendo, la vittima era costretta a mentire ai colleghi, giustificando la presenza di quell'individuo con presunti debiti per lavori domestici. Una bugia necessaria per proteggere la propria famiglia».

In realtà, scrive la nipote Maura Milia: «I debiti erano catene: un prestito forzato di 10.000 euro chiesto solo per placare la fame insaziabile del suo aguzzino. Mentre l'estorsore incassava, la vittima perdeva le sue auto – sequestrate per mancanza di assicurazione – e finiva a dormire sulle panchine di Cagliari, troppo terrorizzato per rientrare in casa propria. Nei momenti più duri, per poter mangiare, era costretto a rivolgersi alla Caritas o a cercare qualcosa tra i rifiuti».

Il sacrificio eroico del silenzio

«L’aspetto più straziante di questa vicenda – spiega Maura – è la motivazione del silenzio: la protezione della famiglia. Di fronte alla minaccia di violenze verso la sorella, quest'uomo ha scelto di assorbire ogni colpo, ogni insulto e ogni privazione su di sé».

Quando i soldi per i mezzi pubblici finivano, non si arrendeva: «È arrivato a percorrere a piedi il tragitto da Dolianova a Giorgino pur di non mancare al lavoro, rischiando la vita sul ciglio della strada, pur di onorare quella divisa che era l'ultimo baluardo della sua identità di cittadino onesto».

Oltre alle pressioni psicologiche – continua la nipote, che ha pubblicato questa storia sulla sua pagina Facebook – «vorrei riportare alcuni episodi che descrivono il clima di estrema difficoltà vissuto da mio zio».

«La situazione è poi degenerata in vera e propria violenza fisica. Quando cercava di spostarsi con i mezzi pubblici, l’estorsore ha iniziato a seguirlo e appostarsi alla fermata della corriera. In un’occasione specifica, l’uomo lo ha aggredito colpendolo con un forte pugno al fianco. Mio zio racconta ancora oggi di aver convissuto con un dolore atroce per oltre una settimana a causa di quel colpo, un segno indelebile della sopraffazione subita.

Un grido per la giustizia

«Oggi quell'uomo è l'ombra di se stesso. Anni di abusi psicologici e fisici lo hanno reso invalido, prigioniero della depressione e di una paura che non lo abbandona nemmeno tra le mura di casa. Oggi vive in una casa protetta e ha bisogno di assistenza H24, dopo una vita segnata da violenze, umiliazioni e privazioni che nessuno dovrebbe mai subire».

«Questa storia non è solo il racconto di un crimine – spiega la nipote di Marras – ma un monito severo per tutti noi. Troppo spesso giudichiamo chi ci sta accanto senza conoscere le “battaglie invisibili” che sta combattendo». 

Da qui l’appello per aiutare lo zio: «Per chi volesse donare senza utilizzare la raccolta fondi online GoFundme, può farlo tramite bonifico al seguente IBAN: IT79K0101543880000070331594, intestatario Efisio Marras. Anche solo 1 euro può fare la differenza». 

«Sono presenti anche dei salvadanai nei vari supermercati a Serdiana, Dolianova e Cagliari». «Grazie di cuore a tutti per il supporto, le donazioni e le condivisioni». 

Primo Piano
L’anniversario

Dina Dore, 18 anni dopo il delitto, il post della sorella Graziella: «La ferita è ancora aperta. Non ti dimentichiamo»

Le nostre iniziative