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Il volo parte con 9 ore di ritardo, passeggeri accampati in aeroporto: il racconto della notte da incubo


	I passegegri accampati all'aeroporto di Venezia
I passegegri accampati all'aeroporto di Venezia

Il collegamento di Ryanair Venezia-Cagliari salta perché “l’equipaggio ha accumulato troppe ore». Nello scalo bar chiusi, bottiglietta d’acqua a 3,50 euro e taxi introvabili

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Cagliari Dopo una notte da bolgia infernale, poco meno di duecento passeggeri sono atterrati questa mattina 11 settembre a Cagliari con nove ore di ritardo col volo Fr2111 di Ryanair decollato dall'aeroporto Marco Polo di Venezia. Tensione alle stelle soprattutto verso l'una, quando il transfert rientra con i passeggeri che non possono salire sul Boeing 737 mentre un altro centinaio attende più di un'ora – nervi alle stelle – tra gate e finger. Mentre sui cartelloni appare la scritta «volo cancellato» (già successo col volo per Zurigo) giunge dalla compagnia low cost una mail a tutti i viaggiatori con la frase: «Il volo è stato rinviato al giorno successivo poiché l'equipaggio ha raggiunto il numero massimo di ore di volo» e il conseguente rifiuto dei piloti di proseguire. Un ragazzo, Mattia, urla: «Ci dovevamo pensare noi a predisporre un altro equipaggio o la compagnia?» Applausi, rabbia e urla. Un membro dell'equipaggio è netto: «Abbiamo superato le tredici ore di servizio ininterrotto» dice alla folla incredula e inferocita mentre molti invocano invano la presenza della polizia.

Le hostess di terra, in evidente imbarazzo, dicono di «non sapere nulla». Oppure: «Tra poco arriva la nostra manager e vi spiega tutto». Attesa vana, mai vista la manager o un poliziotto. Una signora di Varese: «Sto pensando, terrorizzata, alla sicurezza dei voli».

In poco meno di venti minuti tutti i passeggeri vengono allontanati dalla zona dell'imbarco e trasferiti alle partenze mentre arrivano altre mail di RyanAir: «Abbiamo emesso buoni per spuntini bevande», oppure «stiamo cercando una sistemazione alberghiera» e ancora «è stato prenotato un soggiorno presso il Move Hotel, si prega di provvedere autonomamente da e per l'hotel, di conservare le ricevute e di inviare a Ryanair la spese ragionevoli». I bar sono chiusi, ai distributori automatici, una bottiglietta d’acqua costa euro 3.50, di taxi nemmeno l'ombra, i disagi si ingigantiscono con alcuni disabili in sedie a rotelle e genitori indaffarati con i bambini in pianto e tramortiti dal sonno. Le toilette prese d'assalto. Si vaga nelle sale illuminate con le insegne blu pubblicitarie dove si legge: «Venezia Best Airport in Europe 2026 nella categoria 10-12 milioni di passeggeri».

Passano le due, le tre di notte, addetti alle pulizie lavorano con i mezzi lavasciuga. Ma quasi nessuno se la sente di andare a Venezia per essere alle cinque e mezzo del mattino di nuovo nello scalo. Sui time-table, con le schermate di partenze e arrivi, il nome di Cagliari non compare. È il panico. Così lo scalo «migliore d'Europa» è un indecoroso accampamento. C'è chi usa le seggiole dei bar, un altro unisce due tavolini che diventano letto, i più sono stesi per terra, borsoni per cuscino, cappucci delle felpe per non essere accecati dai neon. Chi riesce a stare sveglio ritorna alla frase dei «piloti col massimo delle ore di volo». Franca di Macomer: «Sono scioccata». Cosimo di Quartu: «Dovevo essere alle 8 in un'azienda, è inutile che riparta». I commenti sono simili: «Meno male che i piloti ragionano e si sono ribellati. Non voglio pensare altro. Ma chi vigila su questo? Arriveranno le compensazioni? C'è un ministro dei Trasporti?».

Alle 5, intontiti dalla veglia, si ritrovano tutti ai controlli di sicurezza. Il nuovo equipaggio si scusa «per i disagi». Partito in orario e in orario atterrato. C'è chi parla di regola e chi di eccezione.

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