Alcoa, è il giorno dei licenziamenti: cacciati in sessanta

Sono gli operai degli appalti, poi toccherà ai dipendenti. Passera: «Glencore si è messa da sola fuori dalla trattativa»

PORTOVESME. Senza neanche più il miraggio della Glencore all’orizzonte, gli svizzeri hanno abbandonato la trattativa, oggi per gli operai dell’Alcoa sarà una delle giornate più difficili. Questa mattina a ricevere le prime lettere di licenziamento saranno una sessantina di operai delle imprese d’appalto, che non hanno ancora neanche la certezza di vedersi riconosciuta la cassa integrazione. Con la fabbrica ormai moribonda, da giorni continua senza sosta lo spegnimento delle celle, la manutenzione non serve più e cominciano a vedersi gli effetti devastanti della fermata ordinata dalla multinazionale americana. Multinazionale che sempre in settimana ha annunciato la presentazione a Cagliari, nella sede della Confindustria, di quali saranno i tempi di licenziamento degli operai Alcoa, che entro dicembre non dovranno essere – così sostiene l’azienda – più di cinquanta, oggi sono cinquecento. La situazione è dunque drammatica e dopo la rinuncia di Glencore, da sempre considerata dalla giunta regionale il miglior possibile acquirente, tutto appare ancora più difficile. Certo, ci sono altre offerte per lo smelter (è il cuore della fabbrica) di Portovesme, ma sono ancora più impalpabili di quelle che erano state presentate dagli svizzeri. Svizzeri che per il ministro Corrado Passera, come ha detto ieri in televisione «si sono messi da soli fuori dalla trattativa, con richieste irricevibili sul costo dell’energia (25 euro a Mwh contro i 35 proposti dal governo) sia per l’Italia che per l’Europa». Nella stessa trasmissione «Che tempo che fa», Passera ha detto anche: «Confermo che ci sono altri gruppi interessati all’Alcoa (sono le tedesche Klesch e Bavaria, un’azienda america e un’altra asiatica) ma confermo anche, come ho sempre detto dall’inizio, che la situazione è difficile. Il nostro impegno continua a essere massimo per cercare una soluzione, ma sia chiaro che non vogliamo e non possiamo andare oltre le regole, mentre Glencore ci sollecitava proprio questo». Adesso bisognerà vedere quali saranno i futuri passi del governo per portare al tavolo delle trattative gli altri possibili candidati e fra gli operai c’è anche attesa per i prossimi passi della Regione. Ma le ultime parole in tivù del ministro Passera non sono sembrate per nulla dettate dall’ottimismo: «Dall’inizio abbiamo detto che la situazione è difficile e che per risolverla nessuno di noi intende andare oltre le regole e le norme, come è ovvio che sia. Siamo disponibili ad aprire la trattativa con altri soggetti, ma con la certezza che di qualsiasi attività parliamo, compresa l’Alcoa, questa parta da un progetto economicamente sostenibile». Dunque, Passera è stato ancora più chiaro poco dopo: «Per quella parte della Sardegna assieme alle amministrazioni locali dobbiamo cominciare a trovare altre occasioni di sviluppo». E questo è forse il segnale peggiore per gli operai Alcoa: se non arriverà nessuna nuova offerta, il futuro della fabbrica è segnato e per evitare il disastro sociale nel Sulcis, bisognerà cominciare a pensare un futuro con meno ciminiere.

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