Pesca al tonno rosso a Carloforte, interrogazione parlamentare

Andrea Vallascas ha posto la questione del transfer di tonni vivi, effettuato negli ultimi anni dalle tonnare dell'Isola Piana e Portoscuso nei gabbioni galleggianti verso gli allevamenti marini di Malta

CARLOFORTE. In attesa della ripartizione ministeriale delle quote di pesca al tonno rosso per la corrente stagione, c'è un'interrogazione parlamentare a riportare l'attenzione sulle tonnare sulcitane. E' quella del deputato sardo Cinquestelle Andrea Vallascas al ministro Maurizio Martina, per chiedere “quali iniziative si intendano prendere per conformare la normativa all’esigenza di salvaguardia della specie, al fine di consentire un serio futuro alle attività economiche ad essa correlate e salvaguardare gli interessi dello Stato italiano, con riferimento alla sistematica elusione del gettito fiscale, perpetrata a fronte della pratica del trasporto del pescato dai nostri mari verso quei mascherati paradisi fiscali, come ad esempio i territori maltesi, magari attraverso l’istituzione, come da più parti richiesta, della presenza di autorità di controllo site direttamente a bordo dei natanti in azione di pesca”. Vallascas, ha posto la questione del transfer di tonni vivi, effettuato negli ultimi anni dalle tonnare dell'Isola Piana e Portoscuso nei gabbioni galleggianti, poi trasportati a lento moto negli allevamenti marini di Malta. Nelle premesse, non c'è solo una questione fiscale, poiché, secondo Vallascas, “le tonnare, a fronte di un pescato di circa 200 tonnellate nel 2013, abbiano incredibilmente ricadute quasi impercettibili in termini occupazionali sul territorio di riferimento, al punto che ci si chiede dove venga lavorato il pescato”. Critica mossa da più parti, in quanto, da qualche anno, non si fanno più mattanze, il personale ha subito una sforbiciata e tutto il prodotto viene venduto vivo agli intermediari spagnoli, mentre a Carloforte il tonno rosso di tonnara è sempre più raro e costa uno sproposito (l'anno scorso, raggiunse i 30 euro al chilo). La denuncia del deputato grillino, vorrebbe evitare che si verifichino catture fuori controllo e che il tonno di tonnara segua la strada degli allevamenti, “caratterizzati da elevatissimi rischi di inquinamento ambientale” e “con capacità produttiva, solo in Italia, intorno alle 11mila tonnellate, su una quota complessiva autorizzata per il 2013 di 1950 tonnellate”. Il ministro Martina, rispondendo all'interrogazione, ha fatto notare come la campagna di pesca, sottoposta a rigidi controlli, avvenga nel rispetto delle norme vigenti, e le tre tonnare, nel 2013, abbiano pescato 225 tonnellate complessive, “assicurando la piena sostenibilità e redditività economica, consentendo agli operatori interessati di spuntare superiori margini di guadagno”, in riferimento alla decisione di trasferire i tonni vivi nella gabbie e non mattanzarli, come avveniva in passato. Ma oggi, gli operatori attendono ancora la ripartizione delle quote, altrimenti non possono iniziare a pescare e tirar su neanche i tonni finiti immagliati nelle reti. Nel 2013, furono 165 tonnellate di base per le tonnare, in seguito incrementate (anche grazie all'acquisizione di quote dal sistema di pesca a palangaro). Per quest'anno, la quota dovrebbe essere similare, considerando l'invariabilità della “Tac” (totale ammissibile di cattura) assegnata all'Italia. (Simone Repetto)

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