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Mogoro, dove la tradizione incontra il design contemporaneo
La 64esima Fiera dell'artigianato artistico della Sardegna si fa ancora più grande e rilancia l'antica arte del fare guardando al futuro
Nelle strade di Mogoro, piccolo centro dell’Oristanese, si respira un'aria particolare in questi giorni d'estate. È l'energia della 64esima Fiera dell'artigianato artistico della Sardegna, inaugurata il 19 luglio e visitabile fino al 14 settembre, che trasforma il paese in un laboratorio a cielo aperto dove il passato dialoga con il presente, dove le mani sapienti degli artigiani sardi continuano a raccontare storie millenarie attraverso linguaggi sempre più contemporanei.
Un ponte tra generazioni «La continuità è il filo conduttore di questa edizione», ha sottolineato il sindaco Donato Cau durante la cerimonia inaugurale. È una necessità urgente per un settore che rischia di perdere le proprie radici più profonde. L'assessore regionale Franco Cuccureddu aggiunge che «per anni le istituzioni hanno un po' abbandonato l'artigianato artistico, quello che garantiva il prodotto di maggior bellezza e la continuità della vera identità delle produzioni della Sardegna. La chiusura dell'I.S.O.L.A. (Istituto Sardo per l'Organizzazione del Lavoro Artigiano, n.d.r.) vent'anni fa ha interrotto quel prezioso passaggio di saperi "di padre in figlio, di madre in figlia" che per secoli aveva alimentato le botteghe dell'isola».
Design e funzionalità: l'allestimento che si adatta Ma è proprio in questa apparente frattura tra passato e presente che nasce l'innovazione più interessante della Fiera di Mogoro. L'allestimento, curato dal gruppo di lavoro del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e architettura dell'Università di Cagliari sotto la guida di Carlo Atzeni, rappresenta un perfetto esempio di come il design contemporaneo possa esaltare la tradizione senza snaturarla. «Abbiamo confermato il principio della ripetibilità degli oggetti, di questi elementi di legno. Un unico elemento che si ripete con infinite variazioni e ci consente di proporre tantissime interpretazioni di volta in volta», spiega Atzeni. È un approccio moderno alla progettazione espositiva: moduli flessibili, elementi mobili e facilmente integrabili che si adattano alle necessità degli artigiani, creando ogni anno nuove narrazioni spaziali pur mantenendo un'identità riconoscibile. Oltre 2500 metri quadri di area fieristica ospitano 113 espositori provenienti da tutta la Sardegna, rappresentanti di 13 settori diversi. Quest'anno spicca una novità significativa: un'intera sezione dedicata agli artigiani del legno, «praticamente una galleria del mobile molto rappresentativa del nostro territorio», come la definisce l'assessore comunale Francesco Serrenti. La Fiera di Mogoro dimostra che tradizione e innovazione non sono antitetiche, ma possono alimentarsi a vicenda. Gli artigiani presenti sono custodi di tecniche antiche e interpreti viventi di una cultura materiale che sa evolversi. Le loro creazioni parlano ai mercati di oggi, intercettano nuovi gusti e tendenze rimanendo capaci di mantenere quell'autenticità che solo la conoscenza profonda dei materiali e delle tecniche può garantire.
Un modello da replicare «La Fiera di Mogoro, con quelle di Samugheo e Nule, rappresenta un modello che l'assessorato sostiene con convinzione», riconosce l'assessore regionale Cuccureddu. Un modello che funziona perché non si limita a essere una vetrina, ma diventa laboratorio di contaminazioni, luogo di incontro tra maestri e nuove generazioni, ponte tra la Sardegna più autentica e i mercati internazionali. I biglietti integrati (che permettono di visitare anche i musei del territorio) e gli orari prolungati (dalle 10 alle 21 tutti i giorni) dimostrano una visione che va oltre la semplice esposizione commerciale avvalorando un'esperienza culturale completa, che inserisce l'artigianato nel più ampio racconto del territorio e delle sue eccellenze. Mentre il mondo corre verso l'automazione e la produzione di massa, la Fiera di Mogoro rilancia una scommessa controcorrente: quella del valore del fatto a mano, della bellezza che nasce dal tempo e dalla cura, dell'oggetto che porta con sé la storia di chi l'ha creato.
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