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Nuoro

interrogazione di Piras

Giudice di pace, ma chi paga?

Giudice di pace, ma chi paga?

Il deputato chiede lumi al ministro sulle competenze comunali

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MACOMER. L’assurdità della norma che impone ai comuni del territorio di competenza di farsi carico dei costi per il funzionamento dell’ufficio del giudice di pace, ma non dice se la spesa rientra nei calcoli per il rispetto del patto di stabilità che impone il mantenimento degli equilibri di bilancio, è stata portata con un’interrogazione all’attenzione del ministro della Giustizia dal deputato di Borore Michele Piras. Del problema hanno parlato nei giorni scorsi i presidenti delle Unioni dei comuni del Marghine e della Planargia, i quali hanno posto l’esigenza di un chiarimento che consenta ai comuni di farsi carico del costo o, in alternativa, che la spesa venga sostenuta da chi deve erogare il servizio, in questo caso dallo Stato. I comuni sono pronti a mettere a disposizione i locali e a sostenere il costo dei servizi, ma per il personale si pongono dei problemi, che derivano in primo luogo dalla scarsa disponibilità dei risorse e dal patto di stabilità che impone di non aumentare i costi, ma anche dalle ultime finanziarie che non consentono di assumere personale. Per Michele Piras la chiusura dell’ufficio del giudice di pace è da considerare «l’ennesimo atto che rischia di impoverire ulteriormente il territorio». Qualcuno ha parlato di «denegata giustizia» in quanto, con la chiusura del servizio, anche per una multa sarà necessario ricorrere al giudice di pace di Oristano con costi superiori ai risparmi che si realizzerebbero annullando il verbale. Entro 60 giorni i comuni interessati al mantenimento del servizio devono rispondere al Ministero facendosi carico dei costi. «Le Unioni dei comuni del Marghine e della Planargia – scrive Miche Piras – si propongono di avvalersi della facoltà individuando i locali idonei per il mantenimento dell’ufficio del giudice di pace di Macomer, gli stessi enti tuttavia lamentano una scarsa chiarezza della norma in merito a una serie di questioni, in primo luogo per quanto riguarda l’impiego di personale proprio degli enti locali, per le limitazioni del patto di stabilità sull’uso di risorse da destinare al mantenimento del’ufficio e per la destinazione del gettito derivante dal funzionamento dell’ufficio medesimo». (t.g.t.)

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