Bomba al geometra per appalti negati, condanne per 12 anni
L’attentato al professionista del Comune di Dorgali nel 2009 Otto anni al mandante e quattro anni e 9 mesi all’esecutore
NUORO. Non è bastata la ricostruzione dettagliata della difesa, non è bastato il richiamo continuo a quelle altre piste alternative per spiegare l’attentato, alle «altre ditte che nutrivano risentimento nei confronti del geometra Fabio Cucca, perché escluse dagli appalti». Non è bastato neanche ricordare ai giudici del collegio presieduto da Mauro Pusceddu, che «siamo di fronte a un processo indiziario, e che a carico di Franco Carta, alla fine, ci sono solo i sospetti dello stesso Cucca». Per il presidente Pusceddu e per i due giudici a latere Manuela Anzani e Luca Ponzillo, “al di là di ogni ragionevole dubbio”, nell’attentato che nel gennaio del 2009 aveva colpito a Dorgali la casa del geometra del Comune, Fabio Cucca, il mandante era il compaesano Franco Giuseppe Carta, mentre uno degli esecutori era l’oroseino Manuel Casula. Per questo, accogliendo le richieste del pm Giorgio Bocciarelli, anche se parzialmente diminuite nell’entità della pena, e le richieste della parte civile rappresentata dall’avvocato Gianluigi Mastio, Carta è stato condannato a 8 anni (e provvisionale di 20mila euro per Cucca), mentre Casula è stato condannato a 4 anni e 9 mesi. Finisce così, in primo grado, una vicenda che anche nella tappa di ieri, sia l’accusa, sia la difesa, rappresentata dagli avvocati Angelo Manconi, Giuseppe Luigi Cucca e Michele Mannironi, hanno ricostruito passo per passo. Sfondo e retroscena compresi. Secondo il pm, Carta aveva deciso di colpire Cucca, servendosi di Casula e di altri due imputati già condannati in un altro procedimento) perché riteneva che fosse lui il responsabile della mancata conquista di alcuni appalti.
Carta, dice l’accusa, manifestava spesso questo suo odio nei confronti di Cucca in Comune. «Ma signori giudici – ha fatto notare nel corso della sua arringa, l’avvocato Manconi – ma vi pare che, soprattutto nella nostra cultura barbaricina, chi vuole fare un attentato, lo annuncia prima o comunque lo lascia intuire? Inoltre ci sono state altre imprese escluse da quegli appalti, come mai non si è indagato? Gli stessi dipendenti del Comune scagionano Cucca». «La verità – ha aggiunto l’avvocato Giuseppe Luigi Cucca – è che siamo di fronte a un processo indiziario, e che Carta oggi si trova a processo solo perché era stato coinvolto inizialmente in altre vicende ma non si era comunque riusciti a incastrarlo per quelle, ovvero per l’omicidio Patteri e per il tentato omicidio di Lino Pira. Quindi si è deciso di costruire un teorema accusatorio per questa. Cucca, tra l’altro, ha riferito che il nome di Carta gli fosse stato fatto dai carabinieri».
Su questo punto e su altri aspetti, durante la controreplica, il pm Bocciarelli ha dissentito. L’arringa dell’avvocato Mannironi, per Manuel Casula, invece, si è in gran parte incentrata sulla inconsapevolezza di Casula nei confronti di questo attentato. «Casula – ha detto il legale – quel giorno era a Dorgali per fare altro: stava cercando il fucile che aveva ucciso i due fidanzati di Dorgali, Sara Cherchi e Mario Mulas, e poi avrebbe dovuto riferirlo a un amico e al padre di Sara. Se anche ha concorso al furto dell’auto che poi sarebbe stata utilizzata per trasportare l’ordigno a Cucca, lui non sapeva neppure chi fosse il destinatario dell’ordigno. Ed era consapevole di essere intercettato». I giudici sono stati di diverso parere e hanno condannato entrambi gli imputati.
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