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Nuoro

Omicidio Corbeddu, a fine maggio parte l’appello

di Valeria Gianoglio

NUORO. La nuova battaglia processuale, il secondo capitolo di una guerra tra opposte versioni che al di là di ogni giudizio ha straziato diverse famiglie, smosso tante coscienze, sollevato un mucchio...

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NUORO. La nuova battaglia processuale, il secondo capitolo di una guerra tra opposte versioni che al di là di ogni giudizio ha straziato diverse famiglie, smosso tante coscienze, sollevato un mucchio di domande, partirà tra qualche settimana. Il 21 maggio, infatti, comincerà il processo d'appello per la morte del brigadiere dei carabinieri, Paolo Corbeddu, falciato e ucciso il 21 agosto del 2012 a un posto di blocco vicino a Orune dall'auto guidata dal giovane del paese, Pietro Baragliu.

«Era buio e vicino a una curva _ ha sempre affermato l'imputato - non avevo alcuna intenzione di fare del male». I carabinieri e la stessa Procura che ha seguito le indagini con il pm Andrea Schirra, dal canto loro l'hanno sempre pensata in modo molto diverso.

Per il sostituto procuratore Schirra, ciò che era avvenuto in quella brutta notte di qualche anno fa, era nient'altro che un “omicidio colposo con dolo eventuale”. Che tradotto in altri termini significa che per l'accusa, quando Baragliu aveva premuto il piede sull'acceleratore, aveva anche messo in conto che così facendo avrebbe potuto provocare una morte. Per questo motivo, di fronte al gup, la Procura aveva chiesto una condanna a 16 anni di carcere. Ma le cose, almeno sul piano giudiziario, poi si erano concluse diversamente. Per il gup Claudio Cozzella, infatti, la morte del povero brigadiere Corbeddu era stata una “morte come conseguenza di altro delitto”.

In sostanza secondo il giudice, Baragliu alla vista del posto di blocco aveva solo cercato di evitarne il fastidioso controllo: non aveva la patente e aveva sottratto la Bmw all'ignara sorella. Di qui la condanna a quattro anni, e la riqualificazione del reato.

La difesa di Baragliu, rappresentata dagli avvocati Gianni Sannio e Pasquale Ramazzotti, del resto, nelle sue arringhe si era spesa a lungo per cercare di dimostrare che il brigadiere, per quanto fosse pratico di controlli e posti di blocco, quella notte purtroppo avesse commesso un errore fatale: era al centro della carreggiata vicino a una curva. Così, almeno, hanno sostenuto i due legali. Baragliu, insomma, per loro non aveva alcuna intenzione di arrecare danno a nessuno, o tantomeno uccidere. Il primo grado di giudizio ha dato loro ragione e provocato la grande amarezza dei parenti e dei tantissimi amici e colleghi del brigadiere corbeddu. Ma adesso, dunque, ci sarà una nuova tappa giudiziaria: il 21 maggio comincia il processo di secondo grado a Sassari. Ha ricorso in appello sia la Procura, sia la difesa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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