La Nuova Sardegna

Nuoro

Molestie, Deiana a giudizio a gennaio

di Valeria Gianoglio
Molestie, Deiana a giudizio a gennaio

L’allenatore dell’Hac Nuorese sarà giudicato dal tribunale collegiale. «Sono pronto a provare in aula la mia innocenza»

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NUORO. «Non avrei mai scelto il rito abbreviato. Proverò la mia innocenza a dibattimento. Certo, sono stati mesi difficili, questi, ma non ho affatto intenzione di cedere. Ciò che mi dà coraggio sono tutte le persone che mi sono state e mi sono ancora vicine. Le giocatrici che mi difendono, il campionato di serie A che abbiamo appena riconquistato a punteggio pieno». Felpa blu, jeans, occhi che tradiscono un groviglio di sensazioni e sentimenti contrastanti. Puntuale come un orologio svizzero, alle 9 di ieri mattina, Roberto Deiana, allenatore dell’Hac Nuorese, varca le porte del tribunale e sale le rampe di scale che portano al quarto piano.

E alla stanza dove il gup Mauro Pusceddu poco dopo deciderà di rinviarlo a giudizio davanti al tribunale collegiale, il prossimo 20 gennaio, con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di due sue ex giocatrici. Si affaccia al quarto piano del Palazzo di giustizia, Roberto Deiana. Scambia un saluto con il suo avvocato, Francesco Lai, riceve un mucchio di pacche sulle spalle, risponde alle domande di tanti amici “Ebbè, Robè, come va? Fatti coraggio”. E lui fa spallucce, e risponde alla nuorese. Con un eloquentissimo «Tirande». Come dire “non è facile, ma vado avanti”.

E poi, a sorpresa, si trova davanti anche la sua principale accusatrice. La giovane atleta di pallamano che all’inizio dell’anno scorso lo aveva denunciato per abusi, tra Nuoro e Teramo, dove la squadra aveva fatto una trasferta. Lei lo saluta e lui non sa cosa pensare. Qualche metro più in là, vicino all’ingresso dell’aula gup, c’è anche la mamma della sua seconda accusatrice. Ma da parte sua non arriva alcun saluto. «Roberto Deiana», scandisce l’assistente d’udienza, facendo l’appello. Le porte dell’aula gup si chiudono e in poco più di cinque minuti finisce tutto. «Com’è andata? – risponde al termine dell’udienza, l’allenatore nuorese – Con l’avvocato abbiamo scelto di andare a dibattimento. Il processo comincerà il 20 gennaio. Non avrei mai scelto il rito abbreviato, perché sono sicuro che a dibattimento riusciremo a provare la verità. Me la stanno facendo pagare per aver estromesso dalla squadra una giocatrice che non ne rispettava la regole. E che ha aizzato l’altra per accusarmi». Il pm Giorgio Bocciarelli, la pensa in modo diverso: per l’accusa (l’inchiesta è stata fatta dalla squadra mobile), il racconto delle due ragazze, i messaggini arrivati via Facebook, e una registrazione ambientale al Campo scuola, bastano e avanzano per sostenere la colpevolezza di Deiana nel corso del processo. Per l’allenatore di pallamano e più volte selezionatore della Nazionale, in realtà, anche quei messaggini sono parte di una macchinazione: perché il computer dal quale sono stati inviati era accessibile a tanti e non era utilizzato da Deiana in modo esclusivo. «Ne sono convinto – ripete Deiana al termine dell’udienza preliminare – riuscirò a provare la mia innocenza. E nel frattempo andrò avanti con il mio lavoro e con la mia passione di sempre: lo sport e la pallamano. Spero di poter tornare anche ad allenare il settore juniores. Anche se nessuno mi aveva chiesto di abbandonarlo, è stata una mia scelta, ma adesso spero di riprendere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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