Omicidio Dore, il dirigente della Mobile in aula: «Rocca collaborò solo all’inizio»
Fabrizio Mustaro in assise ha ricostruito i comportamenti dell’imputato marito della donna uccisa nei quattro anni di indagini: «Non ci disse della relazione con Anna Guiso»
NUORO. Questa mattina, al processo in corte d'assise per l'omicidio di Dina Dore, la parte centrale dell'udienza è stata occupata dalla deposizione del dirigente della squadra mobile di Nuoro, Fabrizio Mustaro. Il vice-questore ha ripercorso, tappa per tappa, quattro anni di indagini sull'omicidio: dalle piste ogliastrine a quella del cosiddetto "terreno conteso".
E ha affermato che Rocca aveva collaborato con gli investigatori solo nel primo periodo ma che alla fine il rapporto con gli inquirenti si era deteriorato perché, dice Mustaro, «ci eravamo accorti che non ci stava dicendo tutta la verità. In particolare non ci aveva mai riferito della sua relazione con Anna Guiso. E poi continuava a intestarsi schede telefoniche che non ci diceva».
Rocca, intervenuto in udienza in sede di dichiarazioni spontanee ha contestato il resoconto fatto da Mustaro in diversi punti. «Della mia relazione sapevate benissimo _ ha detto _ quanto alle schede telefoniche ne avevo compratealtre semplicemente perché con alcune pagavo di meno».
Sempre questa mattina, in udienza, hanno deposto alcuni giovani gavoesi che all'epoca dei fatti erano nella stessa cerchia di amicizie di Pierpaolo Contu, il presunto killer di Dina, e di Stefano Lai, il supertestimone. E ha deposto anche Gavino Pira, l'allevatore che più volte è spuntato fuori nel corso delle indagini perché indicato da Rocca come una persona che poteva essere animato da rancore nei suoi confronti per la pista del terreno conteso.
Ma anche Pira ha affermato che non aveva alcun motivo di astio per la vicenda del terreno, e che aveva incontrato Rocca per chiedergli di smetterla di accusarlo senza motivo.
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