La Nuova Sardegna

Nuoro

l’agente di polizia

Cossu: i confidenti erano diversi, ma non farò mai i nomi

NUORO. «Per onore della giustizia e per amore della verità, lo faccia, il nome del confidente». All’inizio dell’udienza di ieri mattina, l’avvocato Mario Lai, ci prova. E dopo di lui, anche l’altro...

27 maggio 2014
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NUORO. «Per onore della giustizia e per amore della verità, lo faccia, il nome del confidente». All’inizio dell’udienza di ieri mattina, l’avvocato Mario Lai, ci prova. E dopo di lui, anche l’altro legale di Francesco Rocca, Angelo Manconi, tenta il tutto per tutto: far rivelare al teste “Cossu Antonello, agente di polizia di Sindia” chi sia il confidente che di fatto, nell’autunno 2012, attraverso i suoi racconti aveva impresso una svolta decisa alle indagini e indirizzato gli investigatori verso il dentista gavoese e Pierpaolo Contu. Ma Antonello Cossu oppone loro un netto diniego: Avvocà – dice, con un pizzico di fastidio – tanto lo sa che non glielo dico». «Non fare il nome del confidente è una sua scelta – spiega il presidente Demuro – ma se non lo fa, allora qui non ci può riferire nulla su quanto le ha detto». E così, tra una precisazione e una risposta continua il valzer delle domande.

Il contenuto di ogni incontro con il suo confidente, Antonello Cossu, lo aveva spiegato per filo e per segno in diverse relazioni di servizio consegnate poi ai suoi superiori. Tra il 28 ottobre 2012 e il 28 febbraio 2013, Cossu aveva avuto sei incontri con l’anonimo. «All’inizio mi aveva detto “Ti sto per raccontare tutte le voci di Gavoi – spiega Cossu – Lui era una sorta di portavoce di altre persone». «E chi sono queste altre persone?» ritenta, l’avvocato Lai. «Sono anche loro suoi confidenti?» gli dice il presidente Demuro. «Presidente, però non va bene se gli suggerisce la risposta» replica il legale. Certo è che Cossu risponde che sì, non farà mai i nomi perché sono tutti suoi confidenti. «Conosce Gavino Pira?», chiede allora, Lai. «Sì, lo conosco bene. È un allevatore, pregiudicato, mio amico. Ma no, non ho mai parlato con lui di queste cose. Lo conosco da 25 anni, aveva terreni nella zona di Macomer. Lì, è nata la nostra amicizia». «Come si chiama sua moglie» chiede la difesa. «Sardu Demetria – risponde Cossu – ed è sorella di Sardu Giancarlo che ha un Pajero verde ed è ancora parcheggiato nel suo ovile». «Ma io non le ho chiesto di Sardu» precisa la difesa. «Non ancora – risponde lui – ma sapevo che me lo avrebbe chiesto».

Nella precedente udienza, infatti, il nome di Sardu era stato fatto dalla difesa che aveva chiesto a Fabrizio Mustaro di verificare se anche Sardu all’epoca dei fatti possedeva un Pajero verde, come quello che era stato visto passare davanti a casa Rocca-Dore pochi giorni prima del delitto. (v.g.)

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