La Nuova Sardegna

Nuoro

«Lo Stato vuole il by pass? Deve pagare»

di Nino Muggianu
«Lo Stato vuole il by pass? Deve pagare»

I promotori della “bretellina” sotto il ponte di Oloè sono pronti a impedire il passaggio delle macchine del cantiere

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OLIENA. La rivincita dei pastori di Oloè. Potrebbe essere questo il titolo di un eventuale film sulla tormentata storia del ponte crollato per l’alluvione e della “bretellina” costruito in tre giorni per consentire l’attraversamento del fiume Cedrino lungo la strada provinciale 46 Oliena-Dorgali. Dopo essere stati minacciati di denuncia, cacciati dal presidio e tacciati quasi alla stregua di delinquenti soltanto per essere stati capaci, anche se abusivamente ma perche costretti dalla disperazione, di fare quel che la pubblica amministrazione non era riuscita a realizzare in sei mesi, adesso, si azzera tutto o quasi. Improvvisamente sono diventati bravi. E così, grazie alla loro opera che adesso e improvvisamente diventata "importante" almeno secondo il Genio civile, la “bretellina” dovrebbe diventare una strada di servizio mentre saranno in corso i lavori per il ripristino del ponte.

«Se c'è qualcuno che pensa di poter utilizzare la nostra strada per il cantiere si è fatto male i conti – hanno spiegato i promotori dell’iniziativa imprenditoriale abusiva –. Se lo tolgano della testa di poter fare del nostro by pass un passaggio di servizio. Non esiste, dopo essere stati maltrattati solo per aver fatto quello che non era stato capace di fare chi era preposto a farlo. Un’opera realizzata solo per poterci permettere di raggiungere in maniera meno problematica le nostre campagne, i nostri posti di lavoro. Evitandoci di percorrere decine di chilometri in più». L’iniziativa ha davvero riscosso tanti consensi da parte della gente. Certo, comunque la si giri, il by pass è ufficialmente un'opera fuori legge, realizzata senza nessuna autorizzazione e che le istituzioni non possono approvare ufficialmente. Ma magari sottovoce si. «Dopo che siamo stati cacciati dalle forze dell'ordine come se avessimo compiuto chissà quale reato – hanno continuato –, adesso hanno scoperto che la nostra opera non è poi così disastrosa. Incredibile. Ma sia chiaro che è quel che avremmo fatto in qualsiasi altro punto del territorio pur di riuscire a raggiungere le nostre aziende greggi. Non cerchiamo gloria, nè applausi, se li possono anche tenere, abbiamo soltanto cercato di alleviare i nostri disagi. Hanno impiegato sette mesi – hanno insistito i promotori dell’iniziativa – prima di capire che è un'opera che non preclude nulla e non danneggia nessuno».

E' un fiume in piena il portavoce dei pastori di Oloè che ha anche sottolineato le spese sostenute per i lavori. E siccome la fretta aguzza l'ingegno hanno perfino inventato un nuovo mezzo operativo per il movimento della terra: un mezzo gommato a metà tra il trattore e il greder. Per una settimana è andato avanti e indietro per rendere lo sterrato percorribile. Poi, l'intervento delle forze dell'ordine. «Il Cedrino continua a scorrere sotto il ponte – hanno detto –. Piuttosto, nessuno si è ancora mosso per pulire dalle montagne di detriti che sono ancora ammassate sui piloni. Non potevamo permetterci di aspettare. Abbiamo messo mano al portafoglio, peraltro già prosciugato dalle spese sempre più insopportabili, e poi abbiamo fatto una questua, chiedendo aiuto a chi voleva aiutarci. Per pagare le spese. Non siamo riusciti nemmeno a recuperare i soldi del gasolio. Se adesso l’impresa vuole passare, dovrà pagare il pedaggio: la “bretellina” è su un terreno privato che abbiamo messo a disposizione. Il by pass lo usano tutti e va bene, ma se il passaggio lo vogliono usare per i lavori, sarà necessario parlarne. Non è che adesso lo Stato – hanno concluso – si impossessa di quello che abbiamo fatto noi e ci caccia via. Non esiste. Questa volta ci incavoliamo davvero».

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