Uno o due killer nel garage: scontro in aula
Per l’accusa insieme a Contu c’era un complice. La difesa chiede una perizia sulla borsetta di Dina
NUORO. «Che abbiano agito più persone, lo si capisce dalle modalità dell’omicidio», afferma Leo Testa, in udienza. Ma poco dopo, attorno alla questione “uno o due killer”, la discussione, in aula, si accende. «Lei rammenta – chiede a Testa, l’avvocato Lai – quali sono i particolari sul corpo della vittima che possano legittimare la sua opinione circa la presenza di due killer?». «Le modalità dell’omicidio – risponde Testa – e anche le tracce di trascinamento del corpo». «Io mi riferivo, però – replica Lai – alle tracce sul corpo della vittima. Perché finora sappiamo che sul corpo della vittima la polvere presente nel garage ha lasciato traccia sui tacchi delle scarpe e sui glutei. E questo significa che la vittima è stata afferrata sotto le ascelle e trascinata da una persona». Secondo la difesa, insomma, il killer era uno, e non due. Per l’accusa e per la polizia erano due. «Ma quali elementi ve lo hanno fatto pensare?» insiste, la difesa, chiedendo al teste. «Anche il fatto che il Dna non fosse quello di Pierpaolo Contu. Anche questo – spiega Leo Testa – ci ha fatto capire che c’era anche un altro killer».
Sempre ieri, la difesa, ha chiesto alla corte che disponga una perizia sulla borsetta di Dina Dore, perché spieghi cosa ha causato la lacerazione della tracolla. E un’altra perizia sulle pinze trovate per terra, nel garage del delitto. Perché per la difesa potrebbero essere lo strumento utilizzato per colpire Dina Dore e stordirla. (v.g.)
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