La Nuova Sardegna

Nuoro

Prorogati di 3 anni i cantieri comunali

di Tito Giuseppe Tola

Tirano un sospiro di sollievo i 132 lavoratori del Marghine Avranno un reddito garantito per l’intero arco dell’anno

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MACOMER. I cantieri verdi sono salvi, ma hanno rischiato di essere cancellati per sempre. Ottantadue operai di Macomer e altri 150 lavoratori di Bolotana, Borore, Ottana e Noragugume possono tirare un sospiro di sollievo. Per altri tre anni i cantieri garantiranno loro un reddito, poi si vedrà. Il voto di fiducia posto al Senato sul decreto legge 1465 (misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale) ha approvato anche un emendamento riguardante i cantieri verdi e i cantieri comunali. L’emendamento, proposto da Luciano Uras, modifica una legge dello Stato e interrompe il conflitto tra Governo e Regione, consentendo ai comuni di concludere cantieri in essere e di attivarne di nuovi. Il tutto entro il prossimo triennio. Di fatto è stata modificata la legge che impediva agli enti locali di assumere personale a tempo determinato, compreso quello dei cantieri.

Il conflitto su questa legge era stato portato all’attenzione della Corte costituzionale, che si era pronunciata dicendo chiaramente che i comuni non potevano assumere. A trovarsi in difficoltà sono stati per primi i comuni che avevano ottenuto finanziamenti per cantieri comunali e cantieri verdi, questi ultimi decollati nel 2009. La Regione ha tentato con leggine sbagliate di aggirare la legge del 2010, ma la Corte costituzionale ha sempre confermato l’illegittimità. I cantieri verdi sono un importante ammortizzatore sociale che dal 2009 e per tutti gli anni della crisi ha garantito un reddito a più di 200 persone e messo in circolazione risorse che, entrate nel giro economico locale, hanno contribuito a mantenere in vita un certo numero di attività.

Alcuni comuni hanno impiegato il personale in modo lungimirante. È il caso di Macomer che ha assunto gli operai con turni da quattro mesi consentendo così l’accesso all’indennità di disoccupazione per sei mesi dopo il licenziamento. Questo ha garantito alle famiglie un reddito certo quasi per l’intero arco dell’anno. A volere i cantieri verdi è stato nel 2009 l’allora consigliere regionale (oggi è assessore ai Lavori Pubblici) Paolo Maninchedda. In questi anni hanno svolto la funzione di ammortizzatore sociale, ma hanno anche contribuito al mantenimento del verde sul monte Sant’Antonio e alla creazione di altre zone alberate sui terreni di proprietà comunale. Con i cantieri verdi a Macomer sono state messe a dimora 45 mila nuove piante su 60 ettari. Con la prossima annualità si prevede di piantarne altre 16 mila su 19 ettari. Se la situazione si è sbloccata lo si deve alla collaborazione avviata tra Regione e parlamentari sardi. Per la prima volta una legge dello Stato prevede una deroga giusta per la Sardegna che eviterà di penalizzare zone già pesantemente colpite dalla crisi e da un processo di deindustrializzazione che nel centro Sardegna ha creato centinaia di nuovi disoccupati. Con i cantieri verdi si è cercato di compensare i danni economici, sociali e anche ambientali prodotti dall’industria.

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